Cemir, dai fasti al tribunale chiesto il concordato
L’azienda leader nelle perforazioni tagliata fuori da Enel e in crisi di liquidità Persi 19 posti di lavoro: i restanti 32 sono in cassa. «Ora tentiamo il rilancio»
REGGIOLO. Le commesse calano, la catena dei pagamenti si allunga e le banche chiudono i rubinetti per evitare sorprese. Un cortocircuito che ha messo al tappeto decine di imprese reggiane negli ultimi cinque anni, e che sta facendo traballare ora la Cemir di Reggiolo. L’impresa è sul mercato delle perforazioni e della costruzione delle cabine elettriche da quarant’anni, partner storico di Enel a partire dal 1983, con la quale generava oltre 70% del suo fatturato. Pochi giorni fa, però, ha presentato la richiesta di concordato preventivo con riserva in tribunale a Reggio Emilia, che verrà valutata da parte dei giudici. «Nel 2012 avevano 51 dipendenti con un giro d’affari di 8 milioni di euro circa, adesso siamo in 32, molti dei quali in cassa integrazione a zero ore - spiegano dall’azienda - Per noi gli ultimi anni sono stati un bagno di sangue. Stiamo studiando un piano di rilancio con i nostri consulenti. L’azienda è sempre stata solida, con un patrimonio industriale riconosciuto. Poi una delle sole due banche con le quali abbiamo sempre lavorato ci ha chiuso gli affidamenti per debiti che non sono ancora in sofferenza. Così siamo stati costretti a intraprendere la strada del concordato».
Dopo anni di prosperità e lavori a pieno ritmo, la Cemir è finita nel gorgo della crisi. Grazie alla specializzazione nelle perforazioni l’azienda era cresciuta di pari passo con gli investimenti, con varie commesse, le ultime all’interno del polo petrolchimico di Ferrara e per la realizzazione di trivellazioni nei cantieri allestiti a San Marino per la posa di condotte idrauliche, dotandosi negli anni di macchine perforatrici all’avanguardia. Tutto filava liscio per l’azienda di Reggiolo, fino a quando Enel non ha ridotto le richieste di fornitura opere e i prezzi pagati ai partners. La Cemir ha tentato quindi la carta del fotovoltaico ma anche qui, una volta tagliati gli incentivi statali, è cascato improvvisamente il palco. Ad aggravare la situazione, nonostante il riposizionamento sul mercato, è stata la lunga serie di concordati a monte della filiera, che hanno bloccato la riscossione dei crediti vantanti dalla stessa Cemir nei confronti di alcuni clienti per i quali aveva lavorato. «Noi abbiamo sposato Enel - racconta dall’impresa - e forse abbiamo fatto male. Questo ci ha poi penalizzato, così come l’aumento drastico dei costi dei lavori. Siamo chiaramente convinto che un’azienda così non debba morire. Abbiamo tenuto duro negli ultimi anni, investendo molti soldi per offrire un futuro alla mia azienda e ai dipendenti. La realtà, oggi, è che siamo in cassa integrazione, a ranghi ridotti, e se non ripartirà il mercato rischiamo di perdere una realtà altamente concorrenziale».
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