«Il sovrappasso? Non lo usa mai nessuno»
Castagnetti: scale mobili bloccate da tempo, l’ascensore funziona ma bisogna chiedere la chiave
REGGIO EMILIA. Il sovrappasso di Cella non passa inosservato da chi transita lungo la via Emilia. Chi lo scambia per un rudere di archeologia industriale coglie quasi nel segno. Quell'ammasso di ferraglia assomiglia a una vecchia gru a ponte delle ex-Officine Reggiane.
Quasi nessuno lo usa. Chi deve attraversare la strada statale preferisce le comode strisce pedonali tracciate a pochi metri di distanza a quella montagna da scalare. Soltanto la perseveranza del Comune e di un volontario ne impedisce l'arrugginimento. La manutenzione, però, lascia a desiderare. Le scale mobili sono da molto tempo bloccate. I due ascensori riservati ai disabili funzionano, ma per accedervi bisogna telefonare a un iscritto al locale circolo Arci che ne ha le chiavi. «Il sovrappasso – riferisce Fausto Castagnetti, ex-presidente della seconda circoscrizione – fu costruito una ventina d'anni fa, quando era sindaco Antonella Spaggiari, su esplicita richiesta degli abitanti di Cella, che volevano attraversare la via Emilia in condizioni di sicurezza. Il consiglio comunale approvò all'unanimità l'intervento ma poi, quando si vide che il ponte rimaneva inutilizzato, incominciarono a piovere le critiche. In effetti la strada è rettilinea, la visibilità ottima anche di notte, grazie all'illuminazione pubblica, e non esistono quelle barriere che, sotto altri sovrappassi, impediscono l'attraversamento a raso. Inoltre il limite dei 50 chilometri orari diminuisce il pericolo rappresentato dall'intenso traffico. Non c'è da meravigliarsi se i più preferivano evitare il ponte anche quando non c'erano ancora le strisce pedonali, che fummo costretti a tracciare per diminuire il pericolo».
Intanto le scale mobili, concepite solo per la salita, funzionavano a singhiozzo. Spesso bisognava intervenire per sbloccarle. I vandalismi fecero il resto. Dopo alcuni anni si decise di fermarle definitivamente. (l.s.)
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