Majorca, l'azienda chiede il fallimento
La ceramica Majorca è fallita. Una delle storiche realtà produttive scandianesi, con un mercato di valore internazionale, ha inoltrato ufficialmente la richiesta di fallimento volontario
SCANDIANO. La ceramica Majorca è fallita. Una delle storiche realtà produttive scandianesi, con un mercato di valore internazionale, ha inoltrato ufficialmente la richiesta di fallimento volontario. Non è necessariamente la fine della storia dell’azienda, visto che oltretutto il marchio “Majorca” è stato scorporato dal resto dell’attività, e non è da escludere che il fallimento possa facilitare l’arrivo di acquirenti interessati.
Rimane però il macigno del fallimento, e una pesante incognita sul futuro dei settanta dipendenti della ceramica.
Lunedì scorso, 6 ottobre, era il termine ultimo concesso dal tribunale alla proprietà della Majorca per presentare il proprio piano di concordato liquidatorio, con cui saldare le pendenze e mantenere una prospettiva di futuro senza dover portare i libri in tribunale. Sino alla serata di lunedì non si sono avute notizie, prima dell’annuncio: l’azienda ha rinunciato al concordato, portando invece la documentazione per il fallimento volontario. A provocare il cambio di rotta, l’impossibilità di trovare le risorse necessarie a coprire il percorso del concordato.
Il piano di concordato richiedeva quasi 12 milioni di euro, per coprire debiti e pendenze, fra cui circa tre milioni di euro ai dipendenti, fra stipendi arretrati e contributi.
In tutte le proiezioni realizzate, comprensive di vendite di mobili ed immobili, i dodici milioni non venivano mai raggiunti, si arrivava al massimo a dieci milioni e settecentomila euro. All’appello continuavano a mancare almeno un milione e 200 mila euro, da qui la scelta del fallimento.
Fallimento dell’azienda ma con uno scorporo, quello del marchio. È stata infatti creata una nuova società ad hoc, la “Via Bosco 26 spa”, che ha come nome l’indirizzo della sede ed “eredita” beni e debiti della ceramica Majorca.
Il marchio “Majorca”, invece, rimane autonomo, e quindi potrebbe essere acquistato separatamente, se non altro per poterlo commercializzare, usando un nome ben noto da oltre mezzo secolo in questo settore.
Ora si attende la nomina del commissario fallimentare, che dovrà essere scelto dal tribunale reggiano nel giro di pochi giorni. Con una speranza da parte dei lavoratori: «Speriamo che venga nominata Anna Spaggiari, già incaricata di seguire il concordato, è una persona corretta con cui ci siamo trovati bene, e ci auguriamo di poter continuare a ragionare con lei» – afferma Giovanni Di Gregorio, uno dei rappresentanti sindacali interni, facendosi portavoce dell’opionione di tutti i suoi colleghi. I lavoratori, che hanno incontrato anche il presidente della ceramica Corrado Majorca, sperano a questo punto nell’arrivo di un acquirente.
Con il fallimento, un nuovo compratore potrebbe essere facilitato perché non dovrebbe farsi carico del “fardello” che invece era previsto dal concordato, e quindi puntare sia allo stabilimento produttivo che alle linee commerciali e distributive. Ed eventualmente, anche a far ripartire le linee. Ipotesi molto complessa, ma non da escludere. Come in tanti si augurano a Scandiano.
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