Gazzetta di Reggio

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De Tata, il pm chiede 9 anni e mezzo

di Tiziano Soresina
De Tata, il pm chiede 9 anni e mezzo

L’accusa: «Selezionava le vittime». Chiesti 100 mila euro dalle parti civili. La difesa: «Va assolto, è solo scienza alternativa»

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GUASTALLA. Violentatore seriale con le pazienti nel mirino o medico che semplicemente crede e applica la medicina alternativa?

Per il medico guastallese Emilio De Tata, 58 anni, è la differenza – non da poco – che corre fra la condanna a nove anni e mezzo di reclusione (come richiesto dal pm Maria Rita Pantani) e l’assoluzione (per cui si sta battendo da tempo il suo difensore Guido Sola).

Conclusioni e richieste che ieri – in tribunale a Reggio – non si sono spostate di una virgola rispetto a quanto già espresso dalle parti nell’estate 2013. In mezzo c’è stato l’esito della superperizia voluta dalla Corte (presieduta da Francesco Caruso, giudici a latere Alessandra Cardarelli e Luca Ramponi) ritenuta “l’assoluta necessità di disporre un apporto scientifico autonomo rispetto ai temi al centro del procedimento”. Superperizia che è stata comunque “usata” ieri da accusa, parti civili e difesa per meglio precisare le proprie posizioni sulla vicenda.

Il dottor De Tata non ha mai mancato un’udienza, sempre impassibile quando i “passaggi” processuali si sono fatti sofferti per lui. Anche ieri mattina ha mostrato la stessa freddezza e non dev’essere stato facile per lui quando il pm Pantani ha confermato la pesante richiesta di pena, sottolineando come De Tata abbia fatto una miscellanea di nozioni prese da varie branche della medicina: «psicologia, psichiatria, tendenze new age, senza nessun criterio o rigore scientifico». Le pazienti, invece, entravano in uno studio medico «e pensavano di essere trattate con cure mediche – ha precisato la rappresentante dell’accusa – mentre De Tata selezionava le sue vittime tra le donne più deboli e le sottoponeva a palpeggiamenti, cercando di trovarsi da solo con le vittime. Un atteggiamento superficiale alle patologie indicate, facendole tutte convergere a turbe della sfera sessuale». Sulla stessa falsariga i legali delle quattro parti civili (rappresentano in aula donne fra i 18 e i 53 anni d’età all’epoca dei fatti) che – complessivamente – hanno chiesto 100mila euro di risarcimento-danni. L’avvocato Fabrizio Vappina ha parlato di «vicenda di livello molto basso», facendo riferimento agli atteggiamenti truffaldini ed irrisori del noto film “Amici miei” per indicare l’attività medica dell’imputato. Dura critica pure dall’avvocatessa Barbara Minelli che sottolinea come «manchi la prova che De Tata fosse effettivamente competente in materia di scienze mediche complementari, ha solo “piluccato” un po’ di qua e un po’ di là». Invece l’avvocato Pedro Vezzani ha detto che «si è cercato di giustificare un’attività di raggiro e violentatrice con diverse teorie che non hanno nulla di scientifico». Infine nell’arringa dell’avvocato Vainer Burani (la sua assistita devolverà l’eventuale risarcimento ad un’associazione che s’impegna contro la violenza alle donne, ndr) ritroviamo altri temi: la mancanza del consenso informato «che invece occorre quando si tocca una persona», la sudditanza psicologica («La mia assistita si sentiva come una bambina in quelle visite»).

A quel punto è entrato in scena il difensore Sola che in una puntigliosa ed appassionata arringa è andato all’attacco di tutti i punti-chiave del processo.

«I periti non hanno valutato adeguatamente la medicina integrata, che non essendo tra le scienze tradizionali, è asistemica e non può avere protocolli di applicazione precisi» ha puntualizzato, per poi parlare di «allucinazioni tattili» per quel che riguarda le accuse di penetrazioni sessuali. Inoltre il legale ha rimarcato per l’ennesima volta come alcune pazienti che accusano il medico di violenza sessuale siano tornate a visite successive, non abbiano parlato di quello che sarebbe successo loro a parenti o amici e abbiano pagato 130 euro di visita. E non sono mancate le bordate ai superperiti che non hanno studiato a fondo il metodo Butto, cosa sia il “lavaggio emozionale”, la microscopia in campo oscuro. «Non si ride – tuona – di impostazioni professionali di questo tipo». Si tornerà in aula il 5 novembre per le repliche, poi la Corte – dopo la camera di consiglio – emetterà l’attesa sentenza.

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