Reggiano, quotazioni in picchiata
L’allarme di Cervi (Cia): «I costi di produzione superano i ricavi della vendita»
REGGIO EMILIA. Le organizzazioni reggiane del mondo agricolo, così come le consorelle modenesi, sono preoccupate per le quotazioni eccessivamente basse raggiunte dal Parmigiano Reggiano. Oltre Secchia Legacoop, Confcooperative, Cia, Confagricoltura e Copagri hanno già inviato un allarmato messaggio al Consorzio di tutela del nostro formaggio ed i colleghi reggiani stanno attivamente dibattendo gli stessi problemi.
Lunedì, ad esempio, si è svolto a Montecchio un incontro promosso dalla Cia proprio per discutere di questi temi mentre altri confronti sono già stati messi in calendario per i prossimi giorni.
«I costi di produzione - afferma Antenore Cervi presidente provinciale della Confederazione degli agricoltori - risultano ormai superiori ai ricavi della vendita. Inoltre i magazzini di stagionatura stanno gradualmente riempiendosi anche per un calo delle esportazioni in conseguenza delle limitazioni adottate dalla Russia a seguito dell'embargo deciso dall'Unione Europea per la disputa con le armi in atto con l'Ucraina. Purtroppo la politica ha scelto di adottare un atteggiamento restrittivo ma non si ha pensato a chi ne fa paga concretamente lo scotto: gli agricoltori».
Cosa dibattete nei vostri incontri?
«Parliamo della necessità di ritirare una certa quota di Parmigiano Reggiano fresco tramite la controllata I4S per destinarlo ai mercati esteri. Poi della cosiddetta "scolmatura", cioè di impiegare del latte destinato al formaggio al consumo alimentare. Data l'idoneità alle normative comunitarie, dopo la rinuncia alla deroga inerente la carica batterica, si potrà evitare in futuro di dover intervenire con il ritiro delle forme stagionate. Ai nostri associati chiediamo infine se condividono la richiesta di uno sforzo del Consorzio per razionalizzare i costi al fine di avviare nuove forme di promozione sul mercato interno dove si registra un vistoso calo dei consumi. E infine ci si chiede se non sia il caso di adeguare il disciplinare all'attuale realtà produttiva».
Non avete però formalizzato questi appunti.
«Non ancora - conclude Cervi - perché prima vogliamo verificare sino in fondo che le nostre osservazioni siano condivise e contemporaneamente che siano concrete, realmente fattibili. Di non poco conto sono poi le tempistiche in cui adottare i provvedimenti. Una volta fatte le scelte servono decisioni di rapida applicazione. Ed è infine indispensabile che se ci sono variazioni al disciplinare siano decisi provvedimenti effettivamente adottabili e contemporaneamente che ci sia la possibilità di verificarne sia il rispetto che la reale efficacia». (l.v.)
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