Cormo, integrativo disdetto con un fax
I sindacati: «Atto inaccettabile, così traballa il piano di rilancio». I lavoratori indicono un’assemblea straordinaria
SAN MARTINO IN RIO. Un fax arrivato ieri pomeriggio ai sindacati ha annunciato il «recesso unilaterale» del contratto integrativo aziendale della Cormo di San Martino, che sta attraversando la peggiore crisi dal dopoguerra della sua storia centenaria. Un fulmine a ciel sereno, secondo i sindacati, che hanno indetto ieri pomeriggio una riunione straordinaria delle rsu di fabbrica annunciando un’assemblea straordinaria dei lavoratori di San Martino fissata lunedì prossimo alle 16.30 nella mensa della fabbrica.
A irritare i lavoratori non è solo il modo con il quale è avvenuta la comunicazione da parte dell’azienda - un semplice fax - né l’irritualità del gesto, avvenuto senza alcun preavviso o consultazione preliminare, come avvenuto in anni di concertazione e rapporti definiti «sempre trasparenti» da parte dei sindacati. Lo strappo è lacerante perché l’accordo di rilancio si basa anche sulla contribuzione volontaria in denaro da parte dei dipendenti, che stanno rifinanziando con soldi propri l’azienda a patto, però, che non fossero rivisti i trattamenti in busta paga. «Accordi scritti e verbali - dice Rudi Zaniboni, segretario della Fillea Cgil di Reggio - sui quali abbiamo prestato fede e che ora, con questo recesso via fax, mettono in dubbio il patto».
Per offrire un aiuto concreto alla loro azienda, i 350 soci lavoratori della fabbrica di San Martino - molti dei quali in cassa integrazione - depositano ogni mese in azienda tra i 230 e i 300 euro per sostenere la riorganizzazione delle attività che ha portato alla creazione di Open.co, nuova realtà nata dalla fusione con la Coop Legno di Castelvetro di Modena.
Fino a ieri il processo di rilancio della Cormo è stato giudicato tra i migliori accordi stipulati in provincia grazie alla volontà comune di azienda, dipendenti, mondo cooperativo e sindacati. Dalle strette di mano, però, si potrebbe passare ora alla mobilitazione, che renderebbe più incerto il percorso di risalita dell’azienda. «La disdetta del contratto riduce le prestazioni, i trattamenti e le tutele - avverte Zaniboni - L’integrativo sarebbe comunque scaduto ma, come in altri casi di crisi, si sarebbe rinnovato sulle basi dell’anno precedente. Questa decisione verticistica non giova al piano né sull’umore dei lavoratori che stanno facendo già moltissimi sacrifici».
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