Operai contro il governo via Emilia bloccata per ore
Ieri protesta “spontanea” a Rubiera contro la riforma del lavoro votata al Senato Oltre 400 dipendenti delle principali aziende sono scese in strada per protesta
REGGIO EMILIA. La via Emilia bloccata per dire no al Jobs Act del governo Renzi. Ieri Rubiera ha vissuto una mattinata speciale, con oltre 400 donne ed uomini scesi in strada per manifestare contro la riforma del lavoro approvata nella notte di mercoledì al Senato. Arrivati non solo dalle aziende rubieresi, ma anche da altre numerose realtà del comprensorio ceramico, in particolare da Scandiano.
Le varie rappresentanze sindacali interne, coordinate dalla Cgil, si sono accordate per due ore di sciopero al mattino, da passare non a casa ma in strada, bloccando il traffico sulla frequentatissima via Emilia per dare un segnale concreto, difficile da ignorare anche per gli altri abitanti che si sono trovati a passare in zona.
All’appello hanno risposto in circa quattrocento, mentre molte altre persone – pur non presentandosi in strada – hanno fatto sciopero. Il corteo si è assemblato nella rotonda di Rubiera davanti al cinema Emiro, per poi procedere sino al centro storico del paese per alcuni interventi.
Nella loro marcia, pacifica ma numerosa, hanno così fermato la circolazione dei veicoli in transito. Rubiera non ha potuto non accorgersi di quanto stesse succedendo, e il messaggio di partecipazione collettiva voluto dai promotori è passato, con diverse centinaia di lavoratori pronti a invadere corsie e piazze. E molti altri che, pur decidendo di non prendere parte alla camminata, hanno scelto comunque di aderire alla mattinata di protesta non presentandosi al lavoro se non al termine dello sciopero. Le delegazioni presenti erano numerose, da quelle delle ceramiche Majorca, Arag, Serenissima alla Frigorbox e all'AssoGroup, dal settore metalmeccanico con Terim, IP Cleaning, Caprari, Ruggerini, Omar e Udor per finire con due storiche realtà rubieresi, l’azienda cartotecnica Tetrapack e il punto vendita Mercatone Uno.
Hanno deciso di partecipare anche diverse rappresentanze di esodati del territorio reggiano, che il problema del lavoro, o meglio della perdita dell’occupazione, devono già affrontarlo da mesi se non anni. Al centro della manifestazione, non l’unica in provincia in questi giorni e comunque solo un antipasto rispetto alle mobilitazioni di massa in programma nelle prossime settimane, le modifiche allo statuto dei lavoratori, in particolare l’ormai citatissimo Articolo 18, ed in generale le riforme proposte dal governo Renzi in materia di occupazione e di contrattualistica. Approvate appunto mercoledì notte al Senato dopo una seduta parecchio movimentata.
«Non si può accettare in silenzio una così profonda manomissione dei nostri diritti: questa è una partita che si gioca oggi, non domani. Domani potrebbe esser tardi» – ha Flavio, un delegato dell’Arag, intervenendo nel comizio conclusivo. «La convinzione è che bisogna dirlo chiaramente che le lavoratrici e i lavoratori non sono disposti a “cedere diritti che sono valsi anni di lotte a padri e nonni”, e che il futuro non può essere una sottrazione di queste conquiste, ma deve semmai mirare ad un'estensione» – spiegano gli organizzatori.
«E’ stato un primo momento spontaneo, nato dalle varie rappresentanze sindacali delle aziende del distretto ceramico, e non intendiamo fermarci qui – raccontano alcuni degli operai partecipanti. – Abbiamo voluto far capire a tutti quanti che non intendiamo mollare, questo non è un problema che riguarda poche persone, è una questione che coinvolgerà tutti quanti, con diritti che sono stati guadagnati dai nostri genitori pagando prezzi altissimi, e che ora vogliono buttare nel cestino come carta straccia».
Adriano Arati
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