Trenti: «Nel 2016 apriremo il cantiere»
Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera fa il punto sulla tempistica e sulle peculiarità della nuova struttura
REGGIO EMILIA. Cinque piani su 12.500 metri quadri di superficie. Importo previsto per la realizzazione: 25.700.000 euro. Sette le specialità: Pediatria, Ginecologia, Ostetricia, Centro sterilità, Neonatologia, Comparto operatorio, Neuropsichiatria infantile. Questo sarà il Mire (Maternità Infanzia Reggio Emilia), l’Ospedale della donna e del bambino fortemente voluto da Arcispedale Santa Maria Nuova e Ausl. Il progetto è stato presentato pubblicamente per la prima volta dall’Azienda ospedaliera di Reggio nel maggio 2006. E se il 2015 sarà l’anno decisivo per l’elaborazione del progetto definitivo, nel 2016 potrà essere aperto il cantiere. A fare il punto sulla tempistica ma anche sulle peculiarità del progetto è il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Irccs Santa Maria Nuova, Ivan Trenti.
Quali sono le caratteristiche che rendono questo progetto speciale?
«Partirei da una considerazione: quello del Mire è un progetto provinciale di sistema. Il valore aggiunto è costituito dalla presenza di una programmazione regionale che vede due aziende, Arcispedale Santa Maria Nuova e Ausl, concordi e motivate a coinvolgere i colleghi. Per questi motivi il Mire è destinato ad avere un forte impatto in prospettiva di un’area vasta. E’ anche importante sottolineare come a livello regionale non ci saranno sovrapposizioni o doppioni: al contrario ci sarà un’assoluta complementarietà con l’Ospedale del Bambino di Parma. Nessuna concorrenza, non siamo certo in competizione con Parma».
Il Mire può contare su una rete solida non facile da costruire. Chi sono i principali protagonisti?
«In questo progetto un ruolo fondamentale è svolto dalla Onlus CuraRe che può essere considerata il motore dell’intera operazione. Senza dimenticare gli amministratori locali e la Regione che si sono mossi in maniera esemplare. E’ doveroso citare l’impegno dei consiglieri regionali Roberta Mori e Giuseppe Pagani ma anche dell’assessore alla sanità Carlo Lusenti: basti pensare che il 17 luglio scorso la Regione ha deliberato il finanziamento di 14 milioni di euro che Lusenti aveva formalmente promesso. Una puntualità piuttosto rara quando si parla di fondi da sbloccare e finanziamenti da assegnare. Senza un lavoro di rete non saremmo mai arrivati a questo risultato e non saremmo qui a parlare di Mire».
Oggi, il progetto a che punto è?
«Stiamo seguendo tre filoni. Innanzitutto proseguono le iniziative organizzate da CuraRe che sono fondamentali non solo per raccogliere fondi da destinare al nuovo ospedale ma anche per fare conoscere il progetto sul territorio provinciale. Perché è importantissimo fare capire che l’Ospedale della donna e del bambino non nasce solo per i bisogni di Reggio ma dell’intera provincia. E, ripeto, senza sovrapposizioni. Il secondo filone è quello che riguarda l’elaborazione del progetto e la gara fatta per individuare i progettisti che fanno capo allo studio di progettazione Binini Partners srl di Reggio. Il progetto preliminare dovrebbe essere pronto entro il gennaio 2015 mentre entro l’estate saremo pronti con la progettazione definitiva. Questo, e siamo al terzo filone, ci permetterà di portare in Regione il progetto chiedendo di completare il finanziamento con gli 11 milioni necessari per arrivare all’importo previsto complessivo. Con il 2016, saremo pronti ad avviare la gara per il cantiere».
Si chiude un cantiere e se ne apre uno nuovo?
«Proprio così. Nel 2015 si dovrebbe infatti chiudere il cantiere del CoRe (il Polo onco-ematologico) ed è chiaro che non saremmo in grado di tenere aperti contemporaneamente due cantieri così impegnativi. E se il cantiere del Polo onco-ematologico alla fine sarà stato aperto dal 2011 al 2015 nonostante gli ostacoli affrontati, dagli scavi archeologici alla crisi di Orion, è ragionevole per il Mire parlare di tre anni di cantiere. E a quel punto avremo l’ospedale del 2030 in grado di dare risposte adeguate rispetto allo sviluppo della comunità».
Come dovrà essere il nuovo ospedale per essere “adeguato”?
«La premessa è che gli adeguamenti logistici e strutturali apportati alle strutture del dipartimento ostetrico-ginecologico del Santa Maria non sono risultati sufficienti rispetto ai ai nuovi bisogni. Con il Mire queste strutture saranno finalmente all’altezza dello standard degli altri reparti. Anche perché la progettazione del Mire è una progettazione partecipata: fondamentale è l’apporto dei professionisti e di quanti lavorano all’interno del dipartimento ostetrico-ginecologico. In questo caso ci potremo avvalere anche delle competenze della società civile reggiana, a partire dall’esperienza pedagogica di Reggio Children, allo scopo di realizzare una struttura a misura dei bambini e delle famiglie. Anche dal punto di vista del benessere e del comfort».
Gli attuali reparti di ostetricia e ginecologia riusciranno a “reggere” fino all’apertura del nuovo ospedale?
«Alcuni lavori di adeguamento non possono aspettare. Alla fine di quest’anno, per esempio, in parte saranno ristrutturate le sale parto che, anche quando si aprirà il nuovo ospedale, continueranno ad essere utilizzate. Va poi sottolineato che con l’uscita dei reparti di ostetricia, ginecologia e pediatria, ci sarà all’interno del Santa Maria Nuova un ulteriore miglioramento rispetto al comfort complessivo».
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