Chiesto il giudizio per Cesi, 28 i capi d’imputazione
Fissata per il 25 novembre l’udienza preliminare per l'ex comandante dei carabinieri di Correggio. L’avvocato del sottufficiale: «Tutte le accuse sono infondate, chiediamo il giudizio immediato»
CORREGGIO (Reggio Emilia). «Se fossero minimamente fondate le accuse che gli vengono mosse, sarei preoccupatissimo: vorrebbe dire che il luogotenente Roberto Cesi passerebbe il resto della sua vita in galera. Ma, al contrario, non siamo preoccupati».
Così l’avvocato Giuseppe Rossodivita di Roma – che difende l’ex comandante dei carabinieri di Correggio, che il 28 dicembre 2011 era stato rimosso dall’incarico per incompatibilità ambientale dagli alti comandi dell’Arma e trasferito a Vignola e poi a Modena – commenta la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal procuratore capo di Reggio Giorgio Grandinetti nei confronti del sottufficiale dei carabinieri.
La procura reggiana, nei confronti di Cesi, ha rubricato 28 capi d’imputazione – che vanno dall’abuso d’ufficio alla concussione, dal peculato a omessa denuncia, per arrivare a minacce, violenza privata e falsità ideologica – citando 90 testimoni.
L’udienza preliminare, davanti al gup Antonella Pini Bentivoglio, è stata fissata per martedì 25 novembre ma il luogotenente Cesi, che attraverso il suo legale annuncia di essere pronto a dare battaglia e a smontare il piano accusatorio, vuole tenere il “pallino in mano” e c’è già pronta una contromossa da parte della difesa. «Dopo un’attività d’indagine durata moltissimo tempo – prosegue l’avvocato Rossodivita – senza che al luogotenente fosse data la possibilità di difendersi (per più di due anni non abbiamo nemmeno saputo di cosa venisse accusato), è arrivata la notifica di conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Essendo tutte contestazioni infondate ed essendo interesse di Cesi di dimostrarne l’infondatezza il prima possibile, saremo noi a portare il processo davanti al tribunale, e non il pm».
L’avvocato Rossodivita, infatti, presenterà istanza di giudizio immediato: «Vogliamo andare subito in dibattimento, il luogo pubblico di accertamento processuale, e invitiamo tutti a seguire questo processo, piuttosto che seguire le “veline” su questa vicenda che qualcuno vuole rendere pubblica. Per effetto di questo modo di agire, il mio cliente verrà processato e giudicato prima dall’opinione pubblica che in un’aula del tribunale. Ma la verità – conclude – non esce dalle indagini della procura bensì davanti al giudice del dibattimento. E, all’esito del processo, Cesi agirà in giudizio contro tutte le persone che lo hanno diffamato».
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