Nuova Provincia, Manghi presidente con il 76,33%
Per il sindaco di Poviglio 57.380 voti ponderati. Affluenza al 77,34%
REGGIO EMILIA. Due liste per il Consiglio provinciale, una sola candidatura alla carica di primo presidente della “nuova” Provincia. Sono questi gli organismi che eletti oggi, in una votazione che per la prima volta dalla nascite delle Province - a parte la parentesi del periodo fascista – non coinvolge i cittadini, ma soltanto circa 640 amministratori dei 45 Comuni reggiani. L’unico candidato alla carica di presidente è Giammaria Manghi (Pd), sindaco di Poviglio. Due invece le liste che si contenderanno i 12 posti del nuovo Consiglio.
LE LISTE. Per la lista Pd: Claudia Dana Aguzzoli, Chiara Albanese, Enrico Bini, Elena Carletti, Paola Casali, Angelo Cigarini, Ilenia Malavasi, Alessio Mammi, Mariachiara Morelli, Marcello Moretti, Pierluigi Saccardi e Andrea Tagliavini. Per la lista Terre Reggiane: Alessandro Bussetti, Paolo Delsante, Sara Devincenzi, Daniele Erbanni, Enrico Ferrari, Daniele Galli, Vincenzo Iafrate, Marcella Menozzi, Giuseppe Pagliani, Giovanni Salvarani, Manuela Venturi e Gianluca Vinci.
COME SI VOTA. Le votazioni si svolgeranno dalle 8 alle 20 presso l’unico seggio allestito a Palazzo Allende. Le elezioni del nuovo Consiglio provinciale avverranno attraverso un complesso meccanismo di voto ponderato: l'elettore (sindaco o consigliere comunale) che appartiene ad un Comune con un minor numero di abitanti esprimerà un voto con un valore inferiore rispetto all’elettore (sindaco o consigliere comunale) di un Comune con un numero maggiore di abitanti. Ad esempio, la preferenza “varrà” 22,778 voti ponderati se espressa da un consigliere o sindaco di Busana o Vetto, 57,332 se di Rolo o Casina, 111,672 se di Cavriago o Gualtieri, 171,218 se di Scandiano o Correggio, addirittura 949,434 per i 33 elettori (il sindaco e 32 consiglieri comunali) di Reggio. Il presidente, avrà la rappresentanza legale dell'ente; convocherà e presiederà il Consiglio provinciale e l'Assemblea dei sindaci. Il Consiglio provinciale, si occuperà di proporre il nuovo Statuto all’Assemblea dei sindaci e approvare regolamenti, piani e programmi. L’Assemblea dei Sindaci approverà il nuovo Statuto ed eserciterà compiti propositivi, consultivi e di controllo. Lunedì pomeriggio è prevista la proclamazione.
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LA CONTESTAZIONE. «Non votiamo per la nuova Provincia, abbiamo una democrazia che non ha niente da invidiare a quella “cinese” di Hong Kong». Presa di posizione secca quella di 32 consiglieri di diversi Comuni reggiani, che oggi riconsegneranno la scheda elettorale al seggio e organizzeranno un presidio, alle 11 di fronte alla sede della Provincia in corso Garibaldi, a cui gli organizzatori invitano tutti gli abitanti. A protestare, diversi esponenti di sinistra – come la reggiana Lucia Lusenti e il casalgrandese Alessandro Medici – e dei 5 Stelle, oltre ad appartenenti a liste civiche, che contestano le modalità per la scelta dei rappresentanti della nuova Provincia, con il voto in programma oggi dalle 8 alle 20. I trentadue oppositori parlano di una «privatizzazione della politica» e di «eliminazione del diritto di voto universale, oltre che di restringimento della rappresentanza territoriale e di un risparmio esiguo sui costi della politica.
«Ancora una volta è la casta che si riproduce, la democrazia che si restringe e la politica che viene sottratta alla verifica degli elettori».
Nel mirino, ovviamente, finisce soprattutto la legge sulle Province curata dall’ex sindaco reggiano, Graziano Del Rio, «che ha cavalcato l’onda dell’antipolitica, ha eluso la questione fondamentale, cioè che le province amministrano strade, scuole, fondi anticrisi e politiche del lavoro a livello locale, solo per dare alcuni esempi. A nessuno sono stati ancora delegati questi compiti e non è un dettaglio da poco. Le Province fino a prova contraria servono ancora». Si tratta, secondo gli oppositori, della stessa operazione «che il governo Renzi-Berlusconi sta portando avanti per il Senato: non la sua abolizione ma la sua elezione sottratta al voto popolare e consegnata alla casta, mai così forte come oggi, dato che si arriva alla faccia tosta di definire “poteri forti” i sindacati e chi si ribella a riforme che non fanno altro che cancellare diritti conquistati in un secolo di lotte». In pratica, concludono, «una vergogna, una ferita grave alla democrazia».
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