Oggi don Tiziano Ghirelli torna nella sua San Pietro
Alle 19, con la messa presieduta dal vescovo Camisasca, l’ingresso da parroco «Quando entrai per la prima volta in questa chiesa ero prete da due mesi»
REGGIO EMILIA. Torna nella sua prima parrocchia e vi torna da parroco, trent’anni dopo. Oggi pomeriggio monsignor Tiziano Ghirelli, 60 anni, farà il suo ingresso nella chiesa di San Pietro in città, di cui è stato nominato parroco nei mesi scorsi dal vescovo di Reggio, Massimo Camisasca. Sarà proprio il vescovo, alle 19, a presiedere la messa che avrà un preambolo con il saluto delle autorità al nuovo parroco. Dopo la messa, nei Chiostri di San Pietro è previsto un momento conviviale «a cui tutti sono invitati, come del resto, ovviamente, alla messa», ci tiene a sottolineare il nuovo parroco.
Don Tiziano, per lei questo è un ritorno alle origini...
«In un certo senso sì. Non nego che quando il vescovo mi ha comunicato la nomina, ho provato una certa emozione: quando entrai in San Pietro la prima volta, nell’ottobre del 1978 ero prete da due mesi, arrivai lì già sapendo che il parroco, don Alfredo Ravanetti aveva dei problemi di salute. L’8 aprile dell’anno dopo fui io a chiudergli gli occhi. Rimasi qualche mese in questa parrocchia che viveva forse i suoi anni più rigogliosi. Poi fui richiamato in Curia dal vescovo Gibertini, che poi mi volle come segretario personale».
Da allora è cambiato il mondo e anche la parrocchia che ora le viene affidata..
«E’ vero. Per me si tratta di una esperienza assolutamente nuova a cui mi avvicino con una grande disposizione all’ascolto. Sento la necessità di procedere con grande cautela e prudenza. Credo molto nella sussidiarietà, non posseggo ricette nè bacchette magiche e avrò bisogno dell’aiuto di tutti. Ho avuto un primo incontro con la realtà della parrocchia e sono rimasto stupito dal fatto che molti parrocchiani venissero da altre parrocchie».
Lei è anche direttore dell’Ufficio diocesano dei beni culturali e del Museo Diocesano. Incarichi che manterrà?
«Certamente. Quella è la strada a cui mi ha indirizzato il vescovo Gibertini, ed è la strada che ho percorso in tutti questi anni. Credo anche che tutta la Chiesa debba riappropriarsi di quella vocazione teologica che deriva dall’arte e dall’architettura. Dopotutto stiamo parlando del Dio che si è fatto uomo...».
(m.s.)
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