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Expo, scendono in campo anche i teatri di Reggio

di Andrea Mastrangelo
Expo, scendono in campo anche i teatri di Reggio

Gherpelli: «Stiamo preparando un evento musicale di rilievo internazionale. Fra i nostri sostenitori contiamo di ritrovare la Camera di commercio»
L'editoriale: "Ma ora diamoci una mossa"

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REGGIO EMILIA. Siamo pronti ad affrontare l'opportunità dell'Expo con idee nuove, senza rincorrere le idee di altri teatri. La nostra intenzione è proporre qualcosa di davvero diverso che possa lasciare il segno».

Il direttore generale dei Teatri reggiani, Giuseppe Gherpelli, svela quale sarà il ruolo della Fondazione nei prossimi mesi, quelli che ci separano dall'apertura dell'esposizione internazionale di Milano, evento che sta mobilitando tutti i settori della macchina-Italia. L'Expo sarà la vetrina del paese in tutti gli ambiti e la cultura non ha intenzione di restare a guardare. Reggio farà la propria parte.

«Il teatro alla Scala _ spiega Gherpelli _ ha organizzato la propria programmazione in funzione dell'Expo, con almeno uno spettacolo al giorno fino alla chiusura dell'evento. Non potevamo certo tentare una imitazione, necessariamente al ribasso, di una impostazione del genere. Abbiamo invece deciso di costruire qualcosa che è ancora da stabilire nei dettagli ma che riguarderà il campo musicale, in particolare qualcosa che tocchi l'arte contemporanea e che sparigli le carte, coinvolgendo qualche grosso personaggio che ci porti all'attenzione generale uscendo dai paletti dei concerti e della lirica».

Un evento di portata internazionale richiederà grosse risorse. Come pensate di trovarle visti i tempo difficili? Di recente il concorso Borciani non ha più avuto l'appoggio di Max Mara.

«Ovvio che dovremo avere delle collaborazioni in ambito locale. Comunque sia Max Mara sia la famiglia Maramotti non hanno mai smesso di restarci vicini. Fra l'altro, sempre parlando di Expo nel 2015 non avremo il concorso ma il festival del quartetto che è stato inserito proprio fra le manifestazioni culturali dell'esposizione. I Teatri hanno appena rinnovato l'incarico di responsabile di queste manifestazioni al maestro Fasolo. Il suo lavoro ha avuto un esito notevole con il concorso Borciani chiuso pochi mesi fa, un successo strepitoso».

Avrà letto la recente intervista del sindaco Vecchi alla Gazzetta, nella quale apre la porta all'ingresso di privati nel nuovo consiglio di amministrazione, fino a immaginare una presidenza non più rappresentata dal pubblico. Che ne pensa?

«Condivido l'analisi del sindaco che ha ben compreso l'importanza delle istituzioni culturali nello sviluppo civile della provincia e ha manifestato grande assunzione di responsabilità tenendo per sé la delega alla cultura. Il momento difficile non finirà presto e non possiamo stare attaccati a vecchi modelli gestionali pensando invece in un'ottica più vasta. Dovremo vedere cosa fare con la nuova giunta regionale, tanto per cominciare. Vecchi ha spiegato che l'impegno del pubblico nella cultura non è delegabile ma questo non vuol dire che i privati non possono esser coinvolti, anzi il sindaco mette in gioco la stessa presidenza con chi voglia condividere questo sforzo. So per certo che Vecchi sta già lavorando perché a questo proponimento seguano i fatti».

Insieme a voi attualmente non ci sono solo gli enti locali, però come pensate di andare oltre rispetto alla situazione odierna?

«Adesso oltre al Comune e alla Provincia ci sono Iren, Industriali, Bper e Unipol. Non abbiamo più la Camera di commercio ma con il presidente Landi sappiamo di poter contare su una persona amica dei teatri. Contiamo in un ripensamento».

Ma con le risorse attuali come affronterete i prossimi mesi?

«Partiamo da due presupposti importanti. Abbiamo fatto il pieno di contributi ministeriali dal fondo unico per lo spettacolo, e siamo terzi in Italia per cifra stanziata. Segno che siamo credibili e che la nostra programmazione è di grande qualità. In secondo luogo il pubblico ci manifesta attaccamento. Anche quest'anno siamo oltre i quattromila abbonati. Le scorse stagioni si sono chiuse con novantamila spettatori; in anni difficili abbiamo tenuto, con 25mila under 18 che ogni anno entrano almeno una volta a teatro. In cinque anni terribili abbiamo perso il 25% degli introiti senza che questo si traducesse in calo della qualità o in altre rinunce. I prezzi dei nostri biglietti, fra l'altro, sono bloccati dal 1999. Ai teatri di Reggio si entra con gli stessi prezzi di quando c'era la lira».

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