Gazzetta di Reggio

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MOBILITAZIONE

La Cgil non aspetta: giovedì sciopero

Roberto Fontanili
La Cgil non aspetta: giovedì sciopero

Il 16 ottobre gli iscritti incroceranno le braccia per 8 ore e manifesteranno a Bologna. Poi, in tremila, scenderanno a Roma

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REGGIO EMILIA. Saranno 1.500 i lavoratori reggiani che il 16 ottobre alle 9 partiranno in corteo a Bologna per lo sciopero generale di 8 ore indetto dalla Cgil dell’Emilia Romagna. Altri tremila si sono già dati appuntamento il 25 ottobre per riempire i 50 pullman che partiranno da Reggio verso Roma, dove ci sarà la manifestazione nazionale indetta sempre dalla Camera del Lavoro.

Due proteste che peseranno sui salari dei lavoratori, necessari però - secondo la Cgil di Reggio Emilia - per battere un colpo contro la scelta del governo che vuole porre la fiducia sul Jobs Act, riforma del lavoro che ha fatto scatenare la mobilitazione nazionale del 25 ottobre, alla quale non ci saranno Cisl e Uil.

Una scelta di mobilitarsi, ha detto ieri il segretario della Camera del lavoro di Reggio, Guido Mora, «scaturita dalle manifestazioni, dagli scioperi e dalle assemblee convocati in una sessantina di aziende reggiane, che sono partite in maniera autonoma e spontanea da parte dei lavoratori già il giorno successivo alla voto al Senato con cui si porrà la fiducia su una legge delega». Un atto che per la Cgil, così come per una parte dell'area a sinistra del Pd «rasenta l'incostituzionalità e che non trova precedenti nella storia sociale e democratica del nostro Paese».

I temi al centro dello sciopero generale regionale di otto ore per i settori industria, terziario, cooperazione, agricoltura e artigianato (sono esclusi i settori come sanità, pubblico impiego, scuole, che hanno già fissato una manifestazione nazionale per l'8 novembre), sono gli stessi della manifestazione nazionale. L’obiettivo della Cgil reggiana è di portare a Bologna una trentina di pullman.

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“Lavoro, dignità, uguaglianza, democrazia, per cambiare l'Italia”, lo slogan della manifestazione di Bologna, (lo stesso scelto per la manifestazione nazionale del 25 ottobre a Roma), così come sono le stesse le motivazioni che hanno spinto questa volta la Cgil a cogliere le proteste e le richieste di una mobilitazione contro questo governo che «vuole fare una riforma a tutele decrescenti per i lavoratori e ridimensionare diritti individuali e collettivi».

Per il sindacato invece che dall'art.18 bisogna partire da una nuova politica economica, da un nuovo di sistema di tutele contro la disoccupazione, dal rinnovo dei contratti di lavoro pubblici e privati, da una nuova politica fiscale da una radicale revisione della Legge Fornero.

«Basterebbe che il Pd - ha chiosato Mora per segnalare la distanza siderale che li divide da Renzi e gran parte del suo partito - tenesse fede a quanto ha scritto sul tema del lavoro nel programma elettorale del 2013. Invece si fa dettare il testo da imprese e Confindustria». E per tenere il motore acceso la Cgil chiederà ai deputati reggiani come sono intenzionati ad esprimersi alla Camera sulla riforma del lavoro.

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