Lista Pd, fuori la Masini: «Un’imboscata»
La direzione provinciale sceglie Prodi, Benati, Rossi, Malavasi, Soncini e Mori. Escluso anche l’ex segretario Roberto Ferrari
REGGIO EMILIA. Dentro Silvia Prodi, Fabrizio Benati, Andrea Rossi, Ivan Malavasi, Ottavia Soncini e Roberta Mori. Fuori l’ex segretario provinciale, Roberto Ferrari, e soprattutto la presidente uscente della Provincia, Sonia Masini, che di fronte all’accusa di non aver versato al partito la quota da amministratrice attacca: «Un’imboscata ipocrita».
È stata una direzione provinciale decisamente movimentata quella che ha portato ieri mattina a ratificare la lista dei candidati reggiani per le prossime elezioni regionali, in programma il 23 novembre. Oltre tre ore di dibattito, durante il quale è stato chiesto all’assemblea di approvare quanto già deciso la sera prima nel chiuso della segreteria: una lista di sei nomi, tre uomini e tre donne, che secondo il segretario provinciale, Andrea Costa, rappresentano «diverse esperienze amministrative, politiche, imprenditoriali di successo»: «Si tratta di una lista inclusiva ed eterogenea - afferma Costa - in cui l'identità di partito e l'apertura al civismo sono le cifre di rilievo».
Il voto è stato espresso a larga maggioranza. A favore delle sei candidature presentate dall’esecutivo di via Gandhi, circa l’80% dei presenti: 40 i voti favorevoli, 6 i contrari e 4 gli astenuti. E il risultato oggi sarà portato alla direzione regionale. Ma, prima di dare il via alla votazione, ieri non sono mancati accesi interventi. Soprattutto da parte dei due esclusi eccellenti, che sin da subito hanno chiesto un chiarimento sulla decisione finale.
Parità di genere, ineleggibilità nel caso di cumulo di diversi mandati elettivi, rappresentatività, principio del merito in relazione alle precedenti esperienze politiche e professionali. Sono questi secondo l’esecutivo del Pd provinciale i criteri che hanno guidano complessivamente la composizione della lista, al termine di 40 assemblee territoriali: un percorso che ha portato in campo 12 nomi, dai quali poi la segreteria ha estratto la “sestina vincente” in campo. Ma le spiegazioni a molti non sono parsa convincenti.
A cominciare dall’escluso Roberto Ferrari, che aveva ricevuto dai circoli una trentina di segnalazione, risultando il più “popolare”. Al suo posto in lista è entrato Ivan Malavasi, ex presidente nazionale Cna e padre del sindaco di Correggio, Ilenia. Una candidatura spuntata solo negli ultimi giorni, sulla quale Ferrari ha chiesto chiarimenti dopo l’uscita di un documento nel quale si lasciava intendere che il Pd avesse chiesto direttamente all’ex presidente Cna la discesa in campo. Una richiesta in controtendenza rispetto alle consultazioni dei circoli.
«Ho chiesto una smentita che non è arrivata – commenta l’ex segretario provinciale – Adesso faremo fatica a spiegare ai nostri militanti che la lista in campo è la migliore possibile e non solo il frutto di equilibri interni. Bisogna rimboccarsi davvero le maniche».
Scettici sulla candidatura di Malavasi, considerato nell’ambiente Pd in quota Letta, anche gli interventi degli stessi lettiani Pierluigi Saccardi e Marco Barbieri, che hanno speso invece parole di elogio per Sonia Masini, salvo poi votarle di fatto contro approvando la lista.
Parole meno tenere verso la presidente della Provincia uscente, invece, quelle del deputato Maino Marchi, che ha lasciato intendere a Masini di aver raggiunto un limite di età non più consono per mettersi in gioco. Ma, ciò che ha mandato su tutte le furie la presidente uscente, soprattutto uno dei motivi considerati all’origine dell’esclusione: il non aver pagato al partito la quota da amministratrice.
«Marchi ha detto che era un questione di età, ma lui non è sia molto più giovane di me, così come qualcuno in lista, che pure stimo - replica la Masini – La scelta è stata fatta con un metodo dirigista, legato a correnti e giochi interni, non democratico, nè trasparente. Il mio nome è stato cancellato e non ho capito perché». Quanto al mancato pagamento della quota al partito, «mi hanno spiegato che non era quello il motivo: nel 2009 ho affrontato la campagna elettorale spendendo di tasca mia 25 mila euro, senza ricevere contributi dal partito, come avvenuto invece ad altre elezioni amministrative. Chiesi di considerare quella somma come contributo, anche superiore rispetto a quanto chiesto. Ho inviato una lettera che non ha mai ricevuto risposta e che è messa agli atti. Ma se mi avessero detto che questo ero il problema, avrei provveduto. È stata un’imboscata ipocrita».
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