Ucciso dal treno, macchinista scagionato
Casalgrande: impatto inevitabile con il 13enne, archiviato il caso. Dubbi della famiglia sull’entrata in stazione non recintata
CASALGRANDE. Solo una tragica fatalità e, quindi, nessuna responsabilità per il macchinista della T.Per che la sera del 4 settembre 2013 stava guidando il treno merci carico d’argilla quando, all’improvviso, mentre stava arrivando alla stazione di Casalgrande si trovò di fronte sui binari il 13enne Giordano Giovannangelo. Il ragazzino venne travolto e ucciso dal mezzo.
Si è chiusa così – a poco più di un anno da quel devastante impatto – la delicata inchiesta che ha portato il pm Valentina Salvi verso la richiesta d’archiviazione del caso, poi avallata – una decina di giorni fa – dal gip Giovanni Ghini.
«Non era possibile ascrivere alcuna negligenza da parte del macchinista – commenta, contattato dalla Gazzetta, l’avvocato Roberto Sutich che ha tutelato il ferroviere – anzi il mio assistito si era comportato con maggior scrupolo tecnico rispetto a quanto richiedessero i regolamenti, azionando non solo il freno d’emergenza ma anche i segnali acustici. Inoltre è risultato confermato come lo stesso mezzo della T.Per fosse perfettamente idoneo per un arresto avvenuto in tempi brevissimi, tenuto conto della modestissima velocità di percorrenza. Il giudice ha giustamente archiviato la posizione del macchinista».
Il macchinista era stato indagato per omicidio colposo. Drammatico il suo racconto, partendo dal momento in cui si rese conto di Giordano e un amico 14enne che, nella stazione di Casalgrande, erano sdraiati sul marciapiede, con le gambe che sporgevano sui binari: «I fari del treno li hanno illuminati. Li ho visti, ho suonato più volte affinché si togliessero da quel punto pericoloso. Uno dei due ragazzini si è tirato indietro. Ma l’altro no, l’ho visto piombare sul binario... A quel punto ho tirato il freno d’emergenza. Con il treno carico di argilla, qualcosa come 1.500 tonnellate, fermarsi di colpo con un peso così è impossibile».
In questa tragica storia è finita anche l’irritazione dei tanti che, tramite una raccolta di firme, hanno puntato l’indice sulla pericolosità di quell’ingresso alla stazione ferroviarianon recintato, in cui solo un cartello ne vieta l’accesso.
In quell’ingresso ci si arriva, attraverso un sentiero, dal parco adiacente alla stazione. E’ la strada che hanno percorso quella sera i due ragazzini, per poi entrare in stazione e sdraiarsi sul marciapiede.
La stessa famiglia Giovannagelo ha chiesto che si indagasse sulla pericolosità di quell’ingresso non recintato, chiedendo se potessero incardinarsi responsabilità del Comune o di chi gestisce la stazione ferroviaria. L’archiviazione del caso lascia supporre che gli accertamenti dei carabinieri non abbiano dato corpo a questi ulteriori dubbi sulla vicenda.
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