Aq16 contro i giudici: "L'obbligo di firma non ci fermerà"
I ragazzi del Centro sociale reagiscono così alle misure cautelari emesse nei loro confronti dopo gli scontri con polizia e militanti leghisti il 25 aprile scorso
REGGIO EMILIA. «Continueremo a fare politica dal basso, ad usare la piazza contro le destre estreme. Tornasse Salvini ripeteremmo esattamente quello che abbiamo fatto il 25 aprile».
Reagiscono così, i ragazzi del centro sociale Aq16, dopo l’emissione di una sfilza di misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Reggio contro di loro, per le contestazioni messe in atto il 25 aprile scorso in occasione del comizio che il leader della Lega Nord Matteo Salvini tenne proprio nella nostra città, proprio nel giorno delle celebrazioni della Liberazione.
Per 15 di loro, il gip ha disposto l’obbligo di firma giornaliera. E ieri alcuni di questi indagati hanno voluto commentare le misure adottate dal gip, definendole «misure eccessive, sproporzionate, intempestive, che limitano la libertà personale di un individuo - sottolinea Daniele Codeluppi di Aq 16 - ma poteva andarci anche peggio, dal momento che il pubblico ministero aveva chiesto gli arresti domiciliari».per descrivere la decisione del pm Mariarita Pantani giunta a circa 6 mesi dall'accaduto.
Il 25 aprile scorso, infatti, giornata in cui si festeggiava per le vie della città l'anniversario della Liberazione di Reggio dalle truppe nazifasciste, Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, aveva deciso di tenere un comizio all'Hotel Posta, nel cuore della città, in occasione della presentazione della lista del suo partito alle elezioni amministrative.
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Una provocazione: così la intese il Centro sociale che scese in piazza con un nutrito corteo, formato da diverse sigle, rompendo però il divieto di sfilare in una "red zone", creata ad hoc dalle forze dell'ordine proprio per evitare lo scontro con i militanti del Carroccio. Ne nacquero tafferugli fra centri sociali e polizia e da lì scattarono poi le 15 denunce.
Proprio quest'ultimo fatto viene contestato ai 15, ovvero "violenza e minaccia verso le forze dell'ordine". Un obbligo di firma che non impedisce certo tecnicamente di manifestare ancora, è l'obiezione dei militanti dell'Aq16.
Dice Gianluca Tegoni: «Siamo attivi da 17 anni qui a Reggio con progetti sociali e di educazione, la manifestazione è da sempre un nostro strumento di lotta, garantito dalla Costituzione».
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