Brico, scatta la sciopero dopo l’avviso di chiusura
I 12 lavoratori sul piede di guerra questa mattina si riuniranno in assemblea: «Costringerci a trasferirci equivale a licenziarci»
REGGIO EMILIA. All’entrata del Brico Center di via Morandi c’è un cartello che accoglie i clienti, sul quale viene riportata la data del 17 ottobre, giorno in cui lo storico negozio del centro commerciale Ariosto chiuderà i battenti. Una notizia che ha stupito molti avventori, destinata per ora a lasciare un vuoto nel centro commerciale della Coop. Ai lavoratori, però, è andata peggio: non che le avvisaglie di crisi fossero mancate nei mesi scorsi, ma l’arrivo lunedì dei dirigenti è suonato come una nota ferale. Sono bastate poche parole per avvisare i lavoratori che il grande negozio specializzato nel bricolage avrebbe chiuso nel giro di pochi giorni.
L’unica via d’uscita, per i 12 dipendenti, è il trasferimento verso mete considerate però troppo distanti. «Non ci hanno avvisati, non sapevamo nulla e non è certo così che si procede in caso di crisi aziendale - dichiara Fulvio Camellini della Filcams-Cgil di Reggio - Queste persone sono arrivate in negozio, hanno detto che chiudevano tutto e, in pratica, che chi vuole continuare a lavorare dovrà trasferirsi per centinaia di chilometri. Le mete proposte sono Asti e Savona. Ma com’è possibile che uno si sposti armi e bagagli fuori dalla Regione Emilia-Romagna. Il massimo consentito prevede trasferimenti entro i 50 chilometri. Il resto è una semplice forzatura».
Proprio lunedì, a uno dei dipendenti, ad esempio, sono state offerte rassicurazioni da parte dell’azienda, controllata dalla multinazionale francese Adeo, gruppo Auchan. «Gli hanno detto che non verrà licenziato, ma già da lunedì dovrà essere nel negozio di Asti - spiega il sindacalista - Ora mi chiedo, com’è possibile per un lavoratore decidere così della propria vita e del destino della propria famiglia? L’offerta è talmente assurda che equivale a un licenziamento. Una volta chiuso il Brico di Reggio non ci sarà alcuna prospettiva per i dipendenti reggiani. Meglio allora la cassa integrazione».
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Anche i sindacati, ammettono, erano completamente all’oscuro del piano di riorganizzazione e degli effetti che avrebbe avuto su Reggio. Il commercio, si sa, è in crisi nera, la peggiore dell’ultimo ventennio a causa della deflazione e dei salari sempre più asciutti, con il mercato interno che non riesce a riprendersi. Una dinamica alla quale non sono certo immuni i grandi gruppi della distribuzione: nonostante le capacità finanziarie stanno soffrendo su larga scala. L’emergenza porta quindi a chiusure repentine e processi di riorganizzazione difficili da digerire, soprattutto per le maestranze locali, chiaramente legate al territorio. L’ultimo caso, in provincia di Reggio ha riguardato 8 dei 30 dipendenti di Ricci Casa di Ciano d'Enza, azienda di rivendita mobili, che ha chiesto il loro trasferimento Bologna.
Altro caso è stato il passo indietro del supermercato Sigma, che ha chiuso il punto vendita al centro commerciale Meridiana lasciando il posto alla Coop che ha assunto tutte le maestranze. Anche il centro Ariosto porta l’insegna Ipercoop ma il Brico risulta essere proprietario dei muri. Non è dato sapere al momento se al posto del Brico arriverà qualche altra catena della grande distribuzione. «Non sappiamo nulla - conclude Camellini - ne sapremo di più dopo l’incontro nel pomeriggio con l’azienda. Noi chiederemo a Brico di recedere dall’intenzione di trasferire i dipendenti. Non hanno chiesto la cassa integrazione né avvisato della possibilità di aprire la mobilità. Se ci fosse un acquirente degli spazi, chiederemo che si faccia carico dei 12 lavoratori lasciati a piedi. Certo è che si tratta di un’altra brutta pagina scritta da una delle troppe azienda che si concentra sul risanamento senza pensare ai lavoratori».
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