Botte in cella al detenuto: nove guardie sotto processo
Per il pm picchiarono il 19enne per vendicare il tentato omicidio di un poliziotto. Il giovane si è costituito parte civile insieme alla madre a cui rivelò le aggressioni
REGGIO EMILIA. In un clima teso si è chiusa in tribunale, in poco meno di un’ora, l’udienza preliminare che ha visto sul banco degli accusati nove agenti di polizia penitenziaria: sono stati tutti rinviati a giudizio dal gup Giovanni Ghini – come richiesto dal pm Maria Rita Pantani che ha condotto le indagini – e quindi sarà un processo ad entrare nei dettagli di una vicenda che da oltre due anni sta scuotendo l’ambiente carcerario di Reggio.
Se ne riparlerà fra cinque mesi davanti al giudice Alessandra Cardarelli e sarà un processo a dir poco battagliato. Da una parte il pm Pantani che ritiene un ladro georgiano (il 21enne Guram Shatirihvilli, nel 2012 rimasto coinvolto nel tentato omicidio di un poliziotto nelle cantine del complesso residenziale di via Mantegna) al centro di un vero e proprio pestaggio all’interno del carcere della Pulce nei momenti subito successivi all’arresto.
Le indagini della questura sono arrivate alla conclusione che almeno in tre occasioni (fra il 9 e il 10 luglio di due anni fa) il giovane arrestato (ai tempi 19enne) venne fatto uscire dalla cella per poi colpirlo con calci e pugni in più parti del corpo, causandogli fratture costali giudicate guaribili in oltre 40 giorni.
Un pestaggio che gli inquirenti interpretano come una ritorsione nei confronti di chi tentò di uccidere un agente. Un "quadro" che ha portato il magistrato ad accusare i 9 agenti di polizia penitenziaria di lesioni pluriaggravate in concorso, con l'aggiunta di tutta una serie di aggravanti: l'aver agito per futili motivi, l'aver commesso il reato con abuso di autorità, ma anche approfittando dello stato di inferiorità della vittima che è incarcerata.
Le indagini erano partite quando, in carcere, venne intercettato un colloquio fra il giovane georgiano e la madre: la Mobile cercava di "captare" i nomi dei complici sfuggiti alla cattura nel condominio residenziale di via Montagna preso di mira dalla banda di ladri georgiani, invece sentirono la donna chiedere al figlio: «Ma ti picchiano ancora?». Ieri, fra l’altro, sia Shatirishvilli che la madre si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato modenese Fulvio Orlando: intendono chiedere i danni morali e materiali.
Sull’altro fronte vi sono, compatte, le nove guardie carcerarie: Andrea Ambrogi (41 anni), Vincenzo Coccoli (40), Marco Lettieri (40), Andrea Affinito (40), Roger Farinaro (32), Pasquale Zorobbi (31), Domenico Gasparro (27), Carmine Nocera (29) e Claudio Pingiori (46). Ieri l’avvocato Liborio Cataliotti (che difende Nocera e Pingiori) ha richiesto un’integrazione probatoria, finalizzata a sentire un’altra guardia carceraria, come “mossa” indispensabile per arrivare, secondo il difensore, al proscioglimento dei suoi due assistiti. Invece gli avvocati Federico De Belvis e Donata Cappelluto hanno chiesto il non luogo a procedere ritenendo non sussistenti gli elementi per arrivare al rinvio a giudizio. Strategie difensive diverse, ma accomunate dalla ferma negazione della fondatezza delle accuse.
Richieste della difesa non accolte dal giudice che ha optato per il rinvio a giudizio. Facce scure all’uscita dall’aula: erano presenti sei dei nove agenti penitenziari ora finiti sotto processo.
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