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Don Evandro: «Brescello non è mafiosa»

Don Evandro: «Brescello non è mafiosa»

Il parroco nel giornale pastorale: «Ho toccato con mano la ’ndrangheta. Don Puglisi e don Diana i miei modelli di pastore»

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BRESCELLO. «Una di queste mattine, arrivando a Brescello, mi chiedevo: quale muro invisibile separa il nostro paese dagli altri e lo rende particolare? Cercando una risposta, mi rendevo conto di essere entrato in un pericoloso vortice di dubbi e sospetti, influenzato da quelli che altri stanno dicendo di noi brescellesi». E' la riflessione con la quale don Evandro Gherardi, parroco di Brescello, inizia il suo intervento all'interno del giornale pastorale arrivato in questi giorni nelle case. Così come nell'omelia tenuta nel giorno della processione con il Cristo parlante, il parroco si schiera in difesa del paese e ribadisce i concetti già espressi, spronando i cittadini a darsi da fare per far dimenticare il "terremoto" seguito alle frasi del sindaco Marcello Coffrini.

«Voglio affermare che, da due anni che sono qua, non ho sentito da altri e non ho fatto esperienza su di me di violenze, ricatti, intimidazioni. Non ho ricevuto offerte per poi avere favori o appoggi in cambio. L'unico dono consegnatomi è stata una pagnotta e una bottiglia d'olio per un battesimo, perché così usa a Cutro. Durante il restauro della chiesa parrocchiale nessuno si è fatto presente per costringermi ad appaltare o subappaltare lavori a chicchessia. Sono consapevole che essere nominato parroco significa essere disposti a dare la vita per il proprio gregge e questa eventualità non la escludo: don Pino Puglisi e don Peppe Diana sono i miei modelli di pastore. Ho fatto esperienza nella Locride con campi di animazione per giovani: ho toccato con mano cosa significa un territorio preda della 'ndrangheta. Nella periferia di Napoli ho condiviso la vita di preti vittime della violenza della camorra. Ebbene, posso affermare che Brescello non è mafiosa. Chi non mi crede venga a Brescello, stia in mezzo alle persone, parli con loro, indaghi con calma e si renderà conto che non viviamo fuori dalla realtà. E' facile parlare e giudicare senza conoscere e fare esperienza diretta delle situazioni. Basta calunnie e immagini false di Brescello! Il mondo non ci deve isolare, non deve accettare che qualcuno strumentalizzi Brescello per i propri fini politici, di carriera, di potere, di tiratura». «Ancora una volta – conclude – come brescellesi, siamo chiamati a lavorare insieme, come già stiamo facendo, per rendere più vivibile, più civile e più pacifico il nostro paese. Lavoriamo insieme perché ci sia il lavoro per tutti, per dare un futuro e una speranza ai nostri giovani, per dare valore e unità alla famiglia: questi sono i veri problemi. Dopo la tempesta, rimbocchiamoci le maniche e dimostriamo al mondo che siamo una comunità sana e laboriosa». (a.v.)

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