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Nasce al Santa Maria la banca delle staminali

Luigi Vinceti
Nasce al Santa Maria la banca delle staminali

L’autorizzazione da parte della Regione è arrivata ieri all’azienda ospedaliera Le preziose cellule saranno “custodite” ai piani inferiori dell’ex Spallanzani

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REGGIO EMILIA. Nasce, al Santa Maria Nuova, una "banca" per la custodia, la conservazione - e in futuro l'utilizzo - delle cellule staminali. Un importante riconoscimento al nostro Arcispedale per il ruolo che svolge in qualità di Istituto di ricerca scientifica (Irccs).

«Proprio oggi abbiamo ricevuto l'ultima autorizzazione dalla Regione - ha confermato ieri la direzione ospedaliera - ed ora possiamo attivarci per dar vita a questa nuova ambiziosa ma prevedibilmente preziosa attività».

«La "banca" sarà ospitata - precisa il direttore del presidio di riabilitazione infantile di terzo livello oltre che docente dell’Università di Modena e Reggio, Adriano Ferrari - ai piani inferiori dell'ex Spallanzani, in viale Umberto I. In pratica un ambiente già funzionante nel quale sono operativi sistemi tecnici e ambientali capaci di garantire la conservazione di qualsiasi tipo di materiale umano. La speranza, senza creare naturalmente inutili anzi dannose illusioni, è di riuscire ad impiegare le cellule staminali per attivare nuove strategie terapeutiche».

In effetti le caratteristiche che sembrano scaturire da queste cellule appaiono straordinarie anche se in buona parte sono tutte da verificare.

E' appunto ciò che cercheranno di scoprire gli studiosi reggiani che si misureranno su questo tema.

Ed è proprio su questi temi che si sono minuziosamente espressi due professori dell'Università di Modena e Reggio, Anto De Pol (docente di Istologia) e Sergio Ferrari (ordinario di Biologia cellulare), nell'incontro che si è svolto giovedì sera su invito del Rotary reggiano.

L'uso terapeutico delle cellule staminali è da qualche tempo al centro delle attenzioni mediatiche - hanno detto entrambi - ma ciò rischia anche di disorientare l’opinione pubblica. I due relatori - presentati dal presidente Riccardo Ferretti e coordinati dal direttore di Dermatologia del Santa Maria Nuova Giuseppe Albertini - si sono soffermati sulle potenzialità delle staminali nel rigenerare il tessuto osseo e articolare, nel far rivivere componenti del sistema muscolare e vascolare (leggasi infarto) arrivando addirittura all'apparato nervoso. Tutto ciò raccogliendo, da soggetti assolutamente privi di patologie, cellule del midollo osseo, del sangue, della polpa dentale, del liquido amiotico. Sono orizzonti fantastici condizionati però dalla imprevedibilità del comportamento delle cellule stesse.

«Gli antibiotici - ha ricordato il professor Anto De Pol - sono stati la grande scoperta del Novecento; negli anni Duemila proprio le staminali potrebbero fare compiere un salto eccezionale alla medicina, anche se sono tante le speranze quanto limitate le certezze».

«Con la "banca" del Santa Maria Nuova - ha concluso Sergio Ferrari - potremmo forse riuscire a fermare l'emoraggia di studiosi italiani verso altri Paesi e attrarre nuovi "cervelli" anche dall'estero. Si sta profilando una rivoluzione nella medicina del futuro e anche in questo senso stiamo compiendo passi importanti».

Il problema - hanno chiarito entrambi ad una nutrita platea che ha seguito l'illustrazione in assoluto silenzio e con grandissimo interesse - è l'architettura nucleare delle cellule oltre alla imprevedibilità del loro comportamento che rendono per ora solo probabili alcuni effetti. Un aiuto potrà forse essere offerto dalla bioinformatica per catalogare l'enorme numero di globuli, piastrine, geni, proteine ed altre componenti delle cellule. Servono modelli matematici ancora più avanzati di quelli utilizzati oggi dai tecnici. La strada obbligata - questa l’opinione condivisa dai relatori della serata - è comunque tracciata. Con una curiosità ulteriore: le staminali potrebbero addirittura incidere sull'invecchiamento del corpo umano.

Ogni condizionale diventa un obbligo, ma anche la curiosità e l'interesse sono assolutamente comprensibili. Non resta che attendere i risultati della ricerca reggiana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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