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Acqua pubblica, Reggio si mobilita

Acqua pubblica, Reggio si mobilita

Ieri prima l’incontro del Comitato Bene Comune poi il flash-mob dei grillini

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REGGIO EMILIA. Una giornata di mobilitazione e protesta quella di ieri in città, su un tema chiave come l'acqua pubblica. La mattina, alle 10 nella sede della Cgil, il "Facciamo il punto" organizzato dal Comitato Provinciale Acqua Bene Comune; alle ore 12, in municipio, un appuntamento con il Movimento 5 Stelle cittadino, sempre su questo tema; alle ore 16 un flash mob, in piazza Martiri del 7 luglio, con alcuni partecipanti muniti, in senso simbolico, di ombrelli, alla fontana davanti al teatro Valli. Quali sono dunque le posizioni espresse ieri, alla luce anche delle disposizioni inserite nel decreto cosiddetto "Sblocca Italia" varato dal Governo Renzi? Sia i Comitati che il Movimento 5 stelle si sono schierati su posizioni molto critiche, sia per quanto riguarda il piano nazionale che quello locale. «A fine 2012 i sindaci della provincia hanno deciso di scorporare l'acqua da Iren e di affidarla ad un gestore interamente pubblico, ma l'obiettivo sembra essere ancora lontano e molteplici gli ostacoli da superare, a partire dall'indirizzo di senso contrario imposto dal Governo – ha sottolineato il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune –. Prima delle recenti elezioni amministrative tutti i candidati sindaci, anche quelli di opposizione, hanno confermato l'obiettivo della ri-pubblicizzazione, ma siamo in ritardo rispetto ai tempi previsti e soprattutto i cittadini ne sanno molto poco. Iren naturalmente frena, ma non è l'unica a farlo».

Decisamente molto più duri i 5 Stelle reggiani, coadiuvati dall'onorevole Federica Daga, parlamentare grillina sarda che siede nella Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici. È stata proprio lei a definire lo "Sblocca Italia" come "Sfascia Italia”: «Un biglietto solo andata per l'abisso come era stato fatto recapitare alla Grecia». Il decreto, secondo Daga, «affida la gestione dell'acqua a una fantomatica autorità governativa. In commissione Ambiente alla Camera ci siamo battuti punto su punto sui mille errori del decreto, non ci hanno mai ascoltato. Le multiutility, ad esempio, sono Spa, Società per azioni, tornino ad essere di diritto pubblico».

Non è tenera verso il decreto nemmeno la modenese Giulia Gibertoni, candidata 5 stelle alla presidenza della Regione Emilia Romagna: «Concessioni per le trivellazioni, nessuna attenzione per il dissesto iderogeologico, anche il suolo, come l'acqua, è un bene comune: proprio non ci siamo». Intervenuti anche i consiglieri comunali del Movimento Norberto Vaccari: «Il ministro è lo stesso dei governi di centro-destra, Maurizio Lupi, non stupiamoci». E Alessandra Guatteri: «Chi sono gli azionisti di Iren? Cos'è questa grande multiutility del nord di cui si parla?». Ha concluso la parlamentare reggiana Maria Edera Spadoni: «Nell'articolo 7, capo 3, dello Sfascia Italia si mette in discussione l'acqua pubblica. L'unica opposizione siamo noi. Privatizzazioni, aumento degli inceneritori, c'è poco da migliorare nel decreto, c'è da rifarlo tutto».(a.mo)

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