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«Biogas, atti negati. Intervenga la Procura»

«Biogas, atti negati. Intervenga la Procura»

Correggio, esposto del comitato Ronchi: «Senza quei dati non possiamo svolgere la nostra attività»

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CORREGGIO. «Riteniamo sia giunto il momento di chiedere alla Procura se la mancata concessione agli atti abbia prodotto una violazione sistematica al procedere da parte dei cittadini nella difesa dei propri diritti, e se ci sono eventuali responsabilità da parte delle amministrazioni, enti o funzionari pubblici». E' così che il comitato Ronchi per l’Ambiente, aderente all’Unione dei comitati, ha annunciato la presentazione, nella giornata di venerdì, di un esposto alla Procura di Reggio Emilia.

«Riteniamo profondamente lesi i nostri diritti di accesso all’informazione ambientale in merito alle centrali biomassa e biogas esistenti o autorizzate nel territorio di Correggio. Questo anche a seguito delle mancate risposte da parte del Comune e della Provincia di Reggio Emilia alle nostre diffide e agli accessi agli atti».

Una battaglia che – tra comitato, Comune ed altri enti provinciali – va avanti da tempo e che fino ad oggi non ha mai ricevuto risposte soddisfacenti.

«Dopo 10 mesi dalla nostra prima richiesta – spiegano dal comitato Ronchi – nessuna di queste è stata soddisfatta, anzi ci siamo trovati davanti ad una azione ostruzionistica costante. Secondo noi questo comporta numerose violazioni degli obblighi previsti dal decreto legislativo 195 del 2005 e rappresenta un’aggravante l‘ostinazione mostrata nel non rispondere quasi mai, se non in maniera vaga od elusiva».

L'obiettivo del comitato, del resto, è quello di ottenere costanti controlli perché gli “imprenditori” del biogas e delle biomasse rispettino le leggi comunali e regionali in materia. Inoltre, i cittadini, tramite il comitato, vorrebbero ottenere anche risposte chiare sulla dannosità o meno degli impianti. Risposte che però, denunciano dal comitato Ronchi, non arrivano dal 2013.

«Ci stiamo battendo per la tutela dell’ambiente nonché per la tutela della salute – spiegano – e stiamo cercando di svolgere la nostra azione basandoci su dati documentati, leggi e accessi agli atti, per cui è di assoluta importanza, a tal fine, di disporre di dati certi. La mancata consegna dei dati richiesti è dunque un forte impedimento per svolgere la nostra attività nella difesa dei nostri diritti, della nostra salute e del nostro territorio».

Silvia Parmeggiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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