Coopsette, inchiesta chiusa sull’appalto Tav di Firenze
Accuse di corruzione, frode e truffa per 33 persone: coinvolti dirigenti della coop. Prezzi del cantiere lievitati: secondo la procura «è un concentrato di illegalità»
REGGIO EMILIA.Traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, frode e truffa. Sono alcuni dei reati ipotizzati nell'inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino della tav, mega appalto da oltre 700 milioni di euro vinto dalla Coopsette di Castelnovo Sotto tramite l’ormai ex controllata Nodavia. Un’inchiesta che ha visto al centro i dirigenti della coop reggiana, tra i quali l’ex presidente di Nodavia Furio Saraceno (finito agli arresti domiciliari e poi rimesso in libertà) e il consigliere Alfio Lombardi (dirigente di Coopsette): entrambi hanno rassegnato le dimissioni e sono stati quindi sostituiti dopo la cessione delle quote alla Ergon scarl, acquisita a gennaio dal colosso Condotte.
Da ieri è in corso di notifica l'avviso di chiusura indagini. Gli indagati sono 33: fra loro anche la ex presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, dirigenti del consorzio Nodavia, che si era aggiudicato l'appalto, e dirigenti del ministero delle infrastrutture, come Ettore Incalza e Giuseppe Mele. Secondo l'accusa, la Lorenzetti, che è stata anche presidente della Regione Umbria (Pd), ha favorito Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione anche i propri contatti politici e ottenendo in cambio, fra l'altro, incarichi per il marito nei lavori di ricostruzione dopo il terremoto in Emilia. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del Ros, coordinate dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei, la fresa “Monna Lisa” che avrebbe dovuto scavare il sottoattraversamento era stata assemblata con pezzi non originali e non era idonea a svolgere il lavoro in sicurezza. Anche i conci scelti come copertura delle gallerie sarebbero stati composti da materiali non in grado di garantire la dovuta resistenza in caso di incendio. Una parte dell’indagine ha riguardato lo smaltimento delle terre di scavo, che sarebbero state declassificate da fanghi a materiale non inquinante o che sarebbero state smaltite con modalità inadeguate. Fra le vicende oggetto di indagine anche lesioni provocate dai lavori in una scuola fiorentina, la Ottone Rosai.
Secondo la procura, il tunnel della Tav è «un concentrato di illegalità». A stupire, ora, è anche il costo medio a chilometro dell'alta velocità ferroviaria in Italia è di 61 milioni di euro (contro i 10 e poco più della Francia). L'inchiesta sul nodo fiorentino, che ha potuto contare su una robusta messe di intercettazioni, ha svelato le ragioni di questa esplosione dei costi. Nel 2007 Nodavia, società consortile formata da Coopsette, Ergon e Coestra (queste ultime facenti capo a Consorzio Etruria), si aggiudicò la gara bandita da Rfi (Rete ferroviaria italiana) per 530 milioni. Quando, a inizio 2013, è intervenuta la procura con il sequestro della maxifresa Monna Lisa e dei conci che dovevano sostenere la galleria sotterranea (ed erano, secondo le accuse, ben al di sotto delle specifiche tecniche previste dall'appalto), per effetto delle riserve contrattuali contabilizzate il costo era salito a oltre 800 milioni.
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