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Festa d’Autunno? Solo un mercatino

di Chiara Cabassa
Festa d’Autunno? Solo un mercatino

Via Emilia San Pietro ieri si è fermata dalla mattina alla sera per ospitare un evento che non ha mantenuto le promesse

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REGGIO EMILIA. Mai più senza mutande. Sono loro a farla da padrone, contendendosi il primato con calzini e calzettoni, senza offesa per l’ampia offerta di tende, tovaglie e lenzuola rigorosamente low cost, sui banchi della Festa d’Autunno puntualmente ospitata in via Emilia San Pietro e “calendarizzata” (tra gli eventi di interesse turistico sul sito del Comune) come Festa d’Autunno - gastronomia e opere dell’ingegno.

Ieri è tornata. Dalla mattina alla sera. Da via San Girolamo fino a via Roggi.

Si può discutere ma neppure troppo sul significato della parola “festa”. Quanto alle “opere dell’ingegno”, anche scomodando le intelligenze multiple e le nuove frontiere della creatività, non siamo proprio riusciti a localizzarle.

Di attività artigianali neppure l’ombra, se si esclude un tavolo sul quale vengono timidamente proposti orecchini, braccialetti e varia bigiotteria evidentemente handmade e un bucolico siparietto provenzale con mobiletti, cassapanche, lampade e cuscini al profumo di lavanda doc. Due isole nel deserto.

Archiviate le opere dell’ingegno, l’olfatto ci porta a scoprire ciò che offre di gastronomico la Festa d’Autunno. Proprio davanti al sagrato della chiesa di San Pietro, accanto a un’ampia distesa dedicata alla frutta di stagione, un banco offre di tutto un po’: dal caciocavallo alle olive pugliesi, dal baccalà al pecorino, dai peperoni ai pomodori secchi. Ma qualcosa ci dice che siamo vicini a una sorta di friggitoria... Trovata. La scelta è tra patatitine twister, crepes e hot dog.

Per avere una maggiore offerta basta voltare l’occhio e siamo catapultati in Sardegna tra bottarga e pecorino, pane carasau e salsicce, mirto e vermentino con seadas e panini preparati sul momento. Che qualcuno sta gustando approfittando dei tavoli allestiti accanto allo stand con tanto di bandiera dei quattro Mori. Giusto per non equivocare. E la merenda è finita.

Abbandonata la Sardegna ci ritroviamo al tradizionale mercato. Un mercato più povero di quello che il martedì e il venerdì occupa piazza Prampolini con le sue appendici in piazza Martiri del 7 Luglio e nel salotto di piazza Prampolini. Ma di mercato si tratta. Made in China e non solo. Perché a farsi sentire (e sono le uniche note che attraversano il silenzio) sono quelle provenienti dal banco peruviano dove tra un poncho e un berretto di lana lavorati a mano, una coperta pesante e un trionfo di colori, iniziamo a pensare che sì, oggi siamo in maniche corte, ma l’inverno forse anche quest’anno arriverà. Proseguendo, uno dopo l’altro, ecco i soliti ambulanti con i banchi ricolmi di merce tra cui ravanare per cercare l’introvabile. E’ la legge del mercato.

E ben vengano i mercati e i mercatini. Più o meno vintage. Più o meno low cost. Un paio di mutande a 0,50 euro, una maglietta che ne costa 5 e un paio di calzoni che con 10 euro te la cavi, mica è un delitto. E la gente che compra, con l’aria che tira, non manca.

Le domande sono altre. Perché spacciare un mercato di basso livello come Festa d’Autunno? Perché continuare a parlare della necessità di organizzare eventi per portare i reggiani in centro e poi accoglierli con dieci bancarelle? E ancora, metti che qualche “turista per caso” arrivi a Reggio a si trovi suo malgrado in mezzo a questo bazar... Forse se ne tornerà a casa convinto che siano queste le eccellenze reggiane.

Non si tratta di puntare il dito contro qualcuno. O di sminuire il dignitoso lavoro degli ambulanti che ieri erano in via Emilia San Pietro, come domani saranno su una nuova piazza, per guadagnarsi onestamente da vivere. Mica si tratta di abusivi. Qualcuno ha dato loro l’autorizzazione per stendere ed esporre la propria merce.

Il vero problema è un altro.Si vuole rivitalizzare un pezzo di via Emilia che continua giorno dopo giorno a perdere appeal? Se sì, c’è chi pensa davvero che bastino un mercato, un banchetto di specialità sarde e un take-away di patatine fritte per fare tornare a splendere i portici di San Pietro?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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