Gazzetta di Reggio

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C’è la prima interdittiva firmata Cogode

di Elisa Pederzoli
C’è la prima interdittiva firmata Cogode

No alla white list per l’impresa del 19enne Simone Todaro: lo zio contestò pubblicamente le iniziative dell’ex prefetto

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REGGIO EMILIA. Prima interdittiva antimafia del vice prefetto vicario reggente Adriana Cogode, dopo l’addio a Reggio di Antonella De Miro. Il provvedimento – non sarà il solo, nel solco di quanto fatto dal predecessore – è del 9 ottobre e colpisce l’impresa individuale edile “La Fenice”, con sede legale a Bannone di Traversetolo (Parma) e il cui legale rappresentante è il 19enne Simone Todaro, residente a Reggiolo. «Alla luce di quanto emerso agli atti e all’esame del Gruppo interforze – si legge nel provvedimento – può ragionevolmente ritenersi contigua alla criminalità organizzata calabrese». Per questo, arriva il no all’iscrizione nella white list per la ricostruzione post-terremoto.

Todaro non è un cognome nuovo, nell’ormai vasto “panorama” delle interdittive. Simone (classe 1995) è figlio di Rosario, fratello di Francesco e Raffaele Todaro. Quest’ultimo, 52 anni ora residente nel veronese, è conosciuto. E’ sposato con Caterina Dragone, figlia di quell’Antonio Dragone per anni a capo dell’omonima consorteria ’ndranghetista di Cutro ucciso nel 2004 in un agguato per mano di affiliati alla cosca rivale dei Grande Aracri. Per questi vincoli di parentela e a seguito dell’uccisione del suocero, Raffaele Todaro «venne considerato tra gli affiliati alla cosca dei Grande Aracri, restando continuo a personaggi della stessa cosca fedelissimi del boss ucciso nel 2004».

Negli anni scorsi, sia la Giada Srl – società di cui detiene il 95% e il fratello Francesco il 5% – che il Consorzio Primavera, di cui è procuratore speciale, sono state colpite da interdittiva. Provvedimenti a firma del prefetto Antonella De Miro che Todaro, al convegno antimafia organizzato a Reggiolo nel dicembre 2013 per parlare del rischio infiltrazioni nella costruzione post terremoto, aveva duramente contestato, ritenendoli ingiusti.

Sotto accusa, c’è anche la «frequentazione» e la «familiarità» di Raffaele Todaro con Domenico Grande (detenuto per duplice omicidio commesso a Cutro nel 2008) e Giuliano Floro Vito (attualmente sottoposto a custodia cautelare, personaggio legato alla cosca Dragone).

Nell’interdittiva, si fa riferimento anche alla “Raffaella S.a.s di Todaro Giuseppe”: quest’ultimo, residente a Reggiolo, è fratello di Simone Todaro. La società di ristorazione venne ceduta a Giuseppe e all’altro fratello Antonio da Francesco Spagnuolo, crotonese residente a Reggio, sposato con Maria Greca Capicchiano: lei è l’ex convivente del boss Pasquale Nicoscia, alias “Macchietta”, e zia dei fratelli Salvatore e Antonio Capicchiano, che risultano appartenere alla cosca Nicoscia-Capicchiano, operativa nei territori di Isola Capo Rizzuto: a dirlo, il dispositivo della sentenza emessa dal gip di Catanzaro nel 2009, all’interno del quale hanno particolare risalto le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese. Nel 2008, la società è stata nuovamente ceduta.

E’ sulla base di questi complessi intrecci familiari e societari che dalla prefettura arriva un diniego all’iscrizione nella white list per “La Fenice”, tra l’altro da poco costituita a nome del 19enne Simone Todaro. «Anche perché – si legge nel documento – il padre domiciliato allo stesso indirizzo del figlio, risulta aver già condiviso i medesimi interessi commerciali tramite la Cet Costruzioni Edili Todaro Sas di cui è stato socio accomandatario e della quale, fino alla cancellazione, erano soci anche i fratelli Raffaele e Francesco».

A Simone Todaro, se riterrà, ora resta la possibilità del ricorso al Tar.

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