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Crac, il vescovo chiede lumi caute le Acli: «Caso contorto»

REGGIO EMILIA. I due vertici di Acli Domus condannati sono nullatenenti e per i creditori – cioè le 53 famiglie che nel ’95 versarono fior di anticipi per case mai costruite per il crac della...

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REGGIO EMILIA. I due vertici di Acli Domus condannati sono nullatenenti e per i creditori – cioè le 53 famiglie che nel ’95 versarono fior di anticipi per case mai costruite per il crac della cooperativa edile – la restituzione dei loro soldi rimane un grosso problema. Il Comitato creditori ha investito della vicenda il vescovo Massimo Camisasca che a sua volta ha scritto all’assistente spirituale Acli (padre Elio Dalla Zuanna): “Il vescovo di Reggio – si legge – non ha alcuna responsabilità. Non solo la cooperativa edile, ma neppure l’associazione Acli era ed è un ente ecclesiastico. So che il Comitato ha scritto al presidente delle Acli, Gianni Bottalico, per interessarlo alla vicenda. Posso chiederle di far presente al presidente la gravità del danno che queste persone hanno ricevuto e se non sia possibile un interessamento concreto alla loro situazione?”. Cauta la risposta di padre Dalla Zuanna, che parla di “questione di non facile soluzione che si presenta piuttosto contorta, considerato il tempo già trascorso”. Insoddisfatti i creditori: “Dal processo – scrivono – è chiaramente emerso che una parte dei beneficiari della distrazione di denaro è andato in prestiti, sussidi e consulenze verso altre coop consorziate alle Acli”.

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