Crolla l'export (- 63%) verso Mosca
A un mese dall'inizio dell'embargo voluto da Putin l'allarme di Coldiretti: "Intanto in Russi dilaga il falso made in Italy e la Cina ne approfitta"
REGGIO EMILIA. Crollano del 63% in un mese le esportazioni di prodotti agricoli in Russia nel primo bilancio dell’embargo scattato dal 7 agosto con il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce.
E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sugli effetti dell’embargo nel “mercato dei prodotti alimentari Made in Italy in Russia” presentato dalla Coldiretti al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio.
Al direttore di Coldiretti Reggio, Alessandro Scala, abbiamo chiesto quali siano i settori produttivi della nostra agricoltura più coinvolti da questo embargo.
«Ortofrutta, carni, salumi, latticini e formaggi. L’esportazione di prodotti lattiero-caseari italiani in Russia è stata pari a 45 milioni di euro nel 2013 dei quali ben 42 milioni per formaggi e latticini. Tra questi un peso rilevante è rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano per un totale di circa 15 milioni. Il valore dell’export italiano per i prodotti ortofrutticoli in Russia è stato pari a 72 milioni di euro nel 2013».
In termini di cifre è stata fatta una stima ?
«Le perdite del settore agricolo italiano, conseguenti alle contromisure adottate dalla Russia in risposta alle sanzioni punitive occidentali contro Mosca a causa degli sviluppi in Ucraina, ammonteranno a 200 milioni di euro l'anno. Ma ai danni diretti si sommano quelli indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy ma anche la possibilità che vengano dirottati sul territorio nazionale i prodotti agroalimentari di bassa qualità di altri paesi che non trovano più uno sbocco in Russia. Non dimentichiamo che lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati come il “salame Italia”, l’insalata “Buona Italia”, la “mortadella Milano” o il “parmesan Pirpacchi” tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin».
La soluzione dei contributi stanziati dall'Unione Europea è sufficiente a tamponare l'emergenza?
«La Commissione Ue ha reso noti i dati parziali relativi alle richieste dei diversi stati. Per pesche e nettarine pur se sono state ritirate 9mila tonnellate di prodotto è evidente che l’intervento attivato dall’Ue è stato troppo tardivo per risultare utile. Inoltre il regolamento ha previsto la concessione di aiuti per l'ammasso privato di 155.000 tonnellate di formaggi con l'importo dell'aiuto fissato a 15,57 euro per tonnellata, per le spese fisse di stoccaggio, e a 0,40 euro per tonnellata al giorno, per le spese di magazzinaggio e di immobilizzazione del capitale. Per ammasso privato si intende la possibilità per i soggetti privati, per esempio nel nostro caso i caseifici privati o cooperativi, di candidarsi a prendere dei contributi a fronte dell’impegno a fermare la commercializzazione di un determinato prodotto per un tempo prestabilito. In questo caso chi gestisce queste verifiche è la regione».
Una soluzione risolutiva ?
«Le indennità di ritiro sono molto appetibili per paesi con costi di produzione bassi, la Polonia ad esempio, mentre risultino meno interessanti per i paesi, come l’Italia, che hanno costi di produzione elevati. È per questo motivo che Coldiretti chiede che le indennità di ritiro, vista la straordinarietà della situazione, la cui genesi non è agricola o di mercato, ma politica, vengano innalzate tenendo conto dei costi di produzione per evitare che i quantitativi ritirabili rimangano una teoria e che le risorse vadano solo a pochi paesi».
Poi ci sono i danni indiretti derivanti dalla concorrenza di altri paesi ?
«È evidente che al di là di quelli effettivamente esportati dall’Italia in Russia, che soffrono e soffriranno di un danno diretto, c’è il problema degli altri che, pur non esportati dall’Italia in Russia, si troveranno a fare i conti con danni indiretti generati dall’aumento dell’offerta sul mercato di prodotti similari degli altri paesi che esportavano in Russia e con i danni indiretti generati dall’effetto sostituzione di ortaggi e frutta generato dal basso livello dei prezzi di alcuni di questi prodotti. Come ad esempio per i maiali tedeschi che normalmente vengono spediti in Russia ed ora arrivano in Italia con danni per gli allevatori ma anche per i consumatori perché carne e derivati del maiale vengono spesso spacciati come Made in Italy poiché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta».
E’ quindi soprattutto una questione di durata dell’embargo?
«Mentre diverse economie dell'Unione Europea continuano ad avvertire l'impatto negativo delle contromisure russe, stati come la Cina, l'India e il Brasile puntano ad aumentare le esportazioni alimentari dirette verso la Russia. La Cina, infatti, è pronta a coprire interamente la domanda russa di frutta, verdura e prodotti sottaceto. Peraltro con produzioni che sembrano essere certificate biologiche».
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