La Cgil bacchetta i parlamentari del Pd
Incerti, Marchi e Gandolfi ieri alla Camera del lavoro. Il segretario Mora: «Il Job’s Act è una delega in bianco al Governo
REGGIO EMILIA. È stato il primo appuntamento, almeno a Reggio. E c'è chi dice che potrebbe anche essere l'ultimo. Dopo lo sciopero di giovedì scorso che ha portato in piazza a Bologna, tra gli altri, migliaia di iscritti reggiani alla Cgil, ieri pomeriggio, alla Camera del Lavoro è andato in scena il primo incontro fra i delegati del principale sindacato italiano e i parlamentari reggiani. L'attesa era per quella che poteva essere l'accoglienza ai parlamentari Pd presenti: Antonella Incerti (Commissione Lavoro), Maino Marchi (Commissione Bilancio) e Paolo Gandolfi (Commissione Mobilità). Presente, per le opposizioni, la senatrice Maria Mussini, eletta nelle liste di Grillo e ora indipendente.
Una delle premesse all'incontro era sicuramente la fermezza della Cgil nell'opposizione al cosiddetto Job’s Act; tra le altre cose è prevista in calendario, per sabato prossimo, la manifestazione a Roma organizzata dal sindacato guidato da Susanna Camusso per far sentire la propria voce a livello nazionale.
Non si è risparmiato ieri Guido Mora, segretario provinciale della Cgil: «Metodi autoritari, imposta la fiducia su un testo deciso in altre sedi e non in Parlamento, un testo non emendabile peraltro. Qui si tratta di una delega in bianco al Governo per agire a proprio piacimento sul tema lavoro». Il nodo centrale, nelle sue parole, è sempre sull'ormai celebre abolizione dell'articolo 18: «Fino a maggio Renzi non vi faceva cenno, la modifica dello statuto dei lavoratori non era prevista. Ora, guarda un po', tutti i punti del Job’s Act sono in linea con i dettami di Confindustria. Perché questo cambio di rotta repentino? Ormai è evidente che la Legge Poletti è null'altro che la liberalizzazione selvaggia e senza freni del mercato del lavoro».
Anche Maria Mussini, parlamentare ex Movimento 5 stelle, non vede vie d'uscita all'opposizione più serrata al provvedimenti del governo Renzi sul mercato del lavoro. Anche secondo lei l'approccio del governo non ha previsto «nessun tipo di confronto. Qui si sta parlando della vita del Paese, serve un dialogo il più ampio possibile, non chiusure. O vogliamo scatenare l'ennesima guerra fra poveri?».
Antonella Incerti sembra invece possibilista valutando come «ancora emendabili» alcuni passaggi contrastati. «Ci sono luci e ombre nel Job’s Act - dice - non è ancora deciso tutto. La modifica dell'articolo 18 non è scontata, non traiamo conclusioni frettolose». Proprio sull'articolo 18 e sull'insurrezione della Cgil in caso di sua modifica, Maino Marchi ha tentato di gettare acqua sul fuoco: «Nel testo della legge delega - ha spiegato - che peraltro necessiterà dei decreti attuativi, non ho trovato alcun accenno alle politiche che rendano in qualche modo più facile licenziare».
Anche Paolo Gandolfi, ultimo parlamentare intervenuto, ha tentato di lasciare la porta aperta al dialogo: «Ovviamente non pensiamo di risolvere completamente i problemi del mercato del lavoro e abbattere la disoccupazione con la bacchetta magica.Sono i primi passi quelli che stiamo facendo, nessun modello può essere preso, applicato e sperare che poi funzioni e porti risultati in pochi giorni».
Ma i delegati della Cgil non sono rimasti assolutamente soddisfatti delle risposte ottenute dai parlamentari della maggioranza. Solo alcuni commenti: «Qui voi ragionate per slogan, non c'è serietà»; «Di cosa state parlando, avete inondato trasmissioni televisive per dire nulla»; «I patronati verranno quasi annientati, la scuola, nonostante gli slogan, è lasciata sola». Insomma, la manifestazione nazionale di sabato è vicina e il dialogo sembra sempre più difficile».
Andrea Montanari
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