L’investitrice chiede scusa agli Amato
Rubiera: la 25enne ha cercato un contatto attraverso una lettera. Sull’incidente mortale due testimonianze contraddittorie
RUBIERA. Ha espresso in una lettera tutta l’angoscia e la sofferenza che non la lascia da quella maledetta serata di quattro mesi fa in cui, al volante della sua Ford Fiesta, ha investito tre persone – tre componenti della famiglia Amato – che stavano tranquillamente attraversando, sulle strisce, via Togliatti.
La studentessa universitaria 25enne (che è tutelata dall’avvocatessa Romina Ferrari) ha scritto una lettera di scuse agli Amato. Un timido ma concreto tentativo di contatto, una richiesta di perdono da parte di chi non si dà pace («Non ho visto i pedoni sulle strisce») e ha sempre negli occhi tutto quell’orrore. Nello schianto è morto il piccolo Salvatore (di appena 5 anni), la mamma Sandra Bonacini (42 anni) sta affrontando la riabilitazione nell’ospedale di Correggio ma le sue rimangono condizioni problematiche per gli effetti invalidanti dell’impatto con l’auto. Infine la 19enne Chiara Amato ha subìto danni permanenti sul fianco destro, comunque è viva e sta lottando per risalire la china. La famiglia Amato è assistita dal legale Giuseppe Pagliani (le parti lese sono, oltre alle due donne coinvolte nell’incidente, anche il papà Giuseppe e le due nonne del bimbo morto sul colpo). Nel contempo va avanti l’inchiesta del pm Valentina Salvi che coordina gli accertamenti dei carabinieri: sta attendendo – sulla dinamica dell’incidente – l’esito delle valutazioni del perito Alfonso Simoncini. Contradditorie le versioni date da due testimoni su quanto stavano facendo i tre componenti della famiglia Amato prima di essere investiti. Per un testimone erano diretti verso il distributore di acqua pubblica in cui erano soliti rifornirsi, per l’altro stavano rientrando da quel distributore idrico.
Una differenza non da poco, perché nel caso fossero stati di rientro erano più visibili per l’automobilista. Sul punto è stata sentita anche la 19enne, salvatasi per miracolo. Inoltre dai rilievi dell’Arma è emerso che l’universitaria al volante (da pochi minuti salita in auto, in quanto aveva appena finito il turno di lavoro in un locale rubierese) non andava piano, mentre gli esami clinici hanno escluso che avesse bevuto o assunto droga.
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