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«Mia figlia va al Diana... io faccio la spesa»

«Mia figlia va al Diana... io faccio la spesa»

La testimonianza di Filomena De Sciscio: è un disservizio e nessuno mi ha dato una spiegazione

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REGGIO EMILIA. Filomena De Sciscio, ex assessore al bilancio, così come tante mamme di bambini celiaci, si è scontrata con una realtà che si immaginava diversa. «Quest’anno ho iscritto la mia bambina al Diana e durante il colloquio fatto il 27 agosto scorso, affrontando il problema della celiachia, mi è stato detto che non ci sarebbero stati problemi. Due giorni prima dell’inizio della scuola, la sorpresa: avrei dovuto portare il cibo io».

A quel punto come ha reagito?

«Ho cercato di capire qualcos ache mi sembrava incomprensibile. Quindi mi sono rivolta all’Istituzione Nidi e Scuole per l’Infanzia e mi hanno fatto parlare con la referente per quanto riguarda il servizio mensa. Mi ha risposto che nessuno prima di me si era lamentato e che comunque negli ultimi anni erano stati fatti dei tagli da parte del Comune tali che probabilmente proprio per questo non era stato più possibile offrire pasti completi ai bambini celiaci. A questo punto ho semplicemente fatto notare alla mia interlocutrice che di bilanci comunali un po’ ne sapevo e che non poteva essere questa la spiegazione. Alla fine della telefonata mi è stato fatto notare che le famiglie di bambini celiaci percepiscono comunque 60 euro al mese, quindi non era il caso di lamentarsi».

Una risposta che non l’ha soddisfatta...

«Assolutamente no. Premesso che un chilo di farina senza glutine costa 7 euro e 50, penso che questo sia prima che un problema economico un disservizio per i cittadini. Alla fine quello che chiedo è un servizio uguale a quello che si offre a tutti gli altri bambini. E penso sia assurdo che questo accada in quella che è considerata un’eccellenza reggiana, negli asili conosciuti ovunque e visitati da delegazioni internazionali. Avremo anche i migliori atelieristi del mondo, ma dobbiamo portare da casa la farina perché l’asilo non ce la fornisce. Mi sembra un paradosso».

Ha fatto qualche passo successivo?

«Sì, quando mi sono resa conto che era una questione politica. Mi sono rivolta al vice sindaco Matteo Sassi, in quanto ex assessore al Welfare, che mi ha consigliato di parlare con Raffaella Curioni, assessore alla scuola. Così ho fatto, e la Curioni mi ha risposto che mi avrebbe fatto sapere qualcosa nel giro di un paio di giorni. Ho aspettato un mese e mezzo, e non ho sentito nulla. Mi sono permessa di mandarle un sms... non ho ancora avuto una risposta.(c.c.)

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