Gasolio scadente: «Colpa degli sbalzi di temperatura»
CASTELNOVO MONTI. «Sul tema del gasolio sporco non si imputino i distributori dell’Appennino». Arriva una risposta piuttosto secca dal presidente della Federazione autonoma benzinai di Confesercenti,...
CASTELNOVO MONTI. «Sul tema del gasolio sporco non si imputino i distributori dell’Appennino». Arriva una risposta piuttosto secca dal presidente della Federazione autonoma benzinai di Confesercenti, Piero Burani, alla denuncia di alcuni giorni fa di Lapam Confartigianato sui danni rilevati da imprenditori dell’Appennino derivanti dalla presenza di carburanti di bassa qualità. Afferma Burani: «Il grido a mezzo stampa del presidente di Lapam Confartigianato, Gabriele Arlotti, ci lascia un po’ perplessi e preoccupati allo stesso tempo, per una certa superficialità nell’affrontare un problema che a volte può capitare ma che non può essere imputato a una specifica area geografica. Si rischia di gettare una pesante luce di discredito degli impianti montani senza che questi ultimi abbiano la benché minima responsabilità nei casi in oggetto».
Prosegue il rappresentante di Confartigianato: «Il gasolio venduto normalmente negli impianti italiani, per legge, possiede una percentuale di biodisel del 7%. Questo in particolari condizioni ambientali, di solito quando subisce repentine variazioni di temperatura attorno ai 15°C, subisce una trasformazione producendo una certa quantità di acqua e mucillagine che è poi quella che intasa i filtri dei mezzi. Qualcuno potrebbe obiettare che i gasoli dovrebbero essere trattati per evitare che questo accada. È una obiezione legittima e le compagnie nazionali vendono nei propri punti vendita prodotti di qualità nella stragrande maggioranza dei casi. Può capitare a volte che le condizioni ambientali favoriscano comunque la formazione dei comporti che si accennavano».
Conclude Burani: «In montagna non si vendono indiscriminatamente prodotti scadenti, anzi. Numerosi gestori almeno una volta all’anno sono visitati dalla Guardia di Finanza che ne controlla i prodotti rilevando eventuali anomalie. Il gestore non ha nessuna possibilità di intervenire sul prezzo di vendita dei carburanti, perché sono imposti dalla compagnia che rifornisce in esclusiva l’impianto e che è garante della qualità del prodotto venduto».
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