La Digos identifica l’uomo che minacciò la Spadoni
Si tratta di un anziano di origini calabresi, senza precedenti penali Ora gli investigatori sentiranno tutti gli altri testimoni dell’episodio
REGGIO EMILIA. Sono stati identificati i tre uomini che, sabato pomeriggio, hanno avvicinato la parlamentare del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni al termine di una manifestazione di piazza, intimandole di non nominare più il nome dell’imprenditore edile di origine c utrese condannato per mafia Francesco Grande Aracri.
Sono stati gli investigatori della Digos a risalire alla loro identità: si tratta di tre uomini, tutti di origine calabrese. Sentiti dalla polizia, a prendersi la responsabilità delle dichiarazioni finite poi nella denuncia che la Spadoni ha presentato ai carabinieri di Roma, sarebbe stato il più anziano dei tre. Il pensionato avrebbe spiegato non c’era alcuna volontà di intimidire, né tanto meno di minacciare.
Tutti e tre risultano incensurati.
Ora, il lavoro degli investigatori prosegue. Dovranno essere sentiti tutti coloro che erano presenti a quello scambio di battute, avvenuto appena finito il comizio della politica in piazza Martiri del 7 luglio. Per cercare di capire cosa esattamente è stato detto e quali erano le intenzioni di quelle parole.
La vicenda, tuttavia, è stata presa molto seriamente dagli investigatori. E a muoversi è anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.
Sabato pomeriggio, la discussione non verteva certo sul tema della mafia. Bensì, i grillini erano in piazza per l’acqua pubblica. Ma alla fine, parlando di inceneritori, ciclo unico dei rifiuti e infiltrazioni della malavita in questo mondo dello smaltimento, la Spadoni aveva finito per sottolineare come, assieme ad altri parlamentari ha depositato alla Camera una richiesta di “rimozione” del sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, finito nella bufera per la video-inchiesta dei ragazzi di Cortocircuito, e per il suo atteggiamento benevolo, in quell’intervista, nei confronti di Francesco Grande Aracri, l'imprenditore di origine cutrese residente a Brescello da anni, condannato per associazione di stampo mafioso e colpito recentemente da un sequestro preventivo di beni e dalla misura personale della sorveglianza speciale.
Sarebbe stato proprio in riferimento al nome di Grande Aracri, che i tre si sarebbero rivolti alla parlamentare.
Una intimidazione? Una minaccia? O solo una discussione fraintesa tra due punti di vista diversi senza altra finalità? E’ quello che dovranno chiarire gli investigatori.
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