Strage Cervarolo: "Illegittimi l’immunità e lo sconto alla Germania"
La sentenza della Corte costituzionale: «I giudici italiani possono accertare l’eventuale responsabilità civile di un altro Stato per i crimini di guerra»
VILLA MINOZZO. La Corte costituzionale smentisce il tribunale dell’Aja e chiama la Germania a risarcire le vittime e i loro parenti per le azioni che i soldati tedeschi commisero in Italia nel corso della Seconda guerra mondiale. Una sentenza che ha il profumo della svolta e che lascia intravedere spiragli di luce importanti a tre anni di distanza dalla sentenza pronunciata dal tribunale militare di Verona – il primo, in Italia, a chiedere i “danni” alla Germania – che condannò all’ergastolo sette ufficiali nazisti per l’eccidio perpetrato a Cervarolo il 20 marzo 1944, nel quale morirono 24 innocenti. Una sentenza storica che riguarda i diritti individuali e che riapre la questione dei risarcimenti, in grado di riconciliarsi con la verità e con le vittime.
Non può che avere la valenza della “svolta” il pronunciamento della Corte costituzionale nella camera di consiglio di mercoledì, che ha dichiarato che «il principio dell’immunità degli Stati della giurisdizione civile degli altri Stati, generalmente riconosciuto nel diritto internazionale, non opera nel nostro ordinamento, qualora riguardi comportamenti illegittimi di uno Stato qualificabili e qualificati come crimini di guerra e contro l’umanità, lesivi di diritti inviolabili della persona garantiti dalla Costituzione».
Una novità che cambia le carte in tavola del dopo-sentenza della strage di Cervarolo (avvenuta il marzo 1944 e nella quale vennero trucidate 24 persone) in quanto arriva a smentire, di fatto, il verdetto della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, che aveva ritenuto la Germania immune del giudizio dei tribunali civili degli altri Stati (in particolare Italia e Grecia, Paesi nei quali erano state pronunciate sentenze di risarcimento a carico dello stato tedesco).
Secondo la Corte costituzionale, «sono illegittime le norme che impediscono al giudice italiano di accertare l’eventuale responsabilità civile di un altro Stato per tali gravissime violazioni, commesse nel territorio nazionale a danno di cittadini italiani».
Nello specifico, queste norme sono state giudicate lesive dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale sanciti dagli articoli 2 e 24 della Costituzione. In questo modo trova piena legittimità la sentenza pronunciata nel luglio 2011 dal tribunale militare di Verona – nella quale vennero condannati all’ergastolo sette gerarchi nazisti, sui nove imputati – che condannò lo Stato federale tedesco al pagamento dei risarcimenti alle parti civili in quanto corresponsabile morale in quei drammatici eventi che ebbero luogo in varie località dell’Appennino tosco-emiliano.
In seguito al verdetto di Verona, lo Stato tedesco cercò di sfuggire ai risarcimenti e per conferire legittimità alla propria posizione si rivolse alla Corte dell’Aja.
I giudici del tribunale internazionale, come detto, sostennero che la Germania dovesse essere immune dalle sentenze pronunciate fuori dai propri confini, ma restarono a dir poco perplessi sul fatto che i parenti delle vittime delle stragi naziste – solo in Italia gli eccidi furono 400, con 15mila morti, ma solo per quattro di questi è stata pronunciata una sentenza – non avessero mai ricevuto un risarcimento per quanto accaduto.
A quel punto, diedero mandato a Italia e Germania di trovare un accordo (il cosiddetto equo indennizzo) ma le due parti sono tuttora in discussione in quanto c’è difformità su “domanda” e “offerta”. Lo Stato tedesco ha proposto l’edificazione di un monumento a Berlino in ricordo delle vittime degli eccidi, ma questo “equo risarcimento” è sempre stato rifiutato dai rappresentanti dei vari comitati.
Per quanto riguarda Cervarolo, le aspettative dei parenti delle vittime riguarderebbero il risarcimento provvisionale e altri 100mila euro per realizzare, nei pressi del luogo della strage, una “casa della memoria”. La Germania, dal canto suo, ribatte con una proposta di quattro milioni di euro (uno all’anno per quattro anni) da impiegare in progetti di carattere storico e commemorativo.
Su questi aspetti le trattative e i confronti sono destinati a protrarsi ancora a lungo prima che venga trovata una soluzione bipartisan. Di sicuro, con la decisione della Corte costituzionale, si apre un nuovo capitolo per le stragi di guerra. I nostri tribunali potranno emettere ancora sentenze sulla falsariga di quella di Verona e renderle esecutive. Anche se a 70 anni di distanza, è pur sempre una vittoria significativa e che rafforza la memoria di eventi che nessun tribunale potrà mai cancellare.
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