«Reggio ancora prigioniera del tunnel»
Guido Caselli, direttore del Centro Studi Unioncamere: le aziende devono valorizzare le proprie competenze e fare rete
REGGIO EMILIA. «Più che di uscire dal tunnel della crisi preoccupiamoci di arredarlo e abbiamo poco tempo per farlo». Il direttore del Centro studi di Unioncamere dell'Emilia Romagna Guido Caselli, ieri all' Aula Magna dell'Università per il convegno “Un’impresa alla svolta”, non ha nascosto le difficoltà in cui l'economia reggiana si trascina dal 2009 e le incerte prospettive che permangono per il 2014. Reggio sarà ancora imprigionata "all'interno del tunnel" con una crescita del pil proviniciale pari allo zero, mentre qualche segno positivo si potrà avere solo nel 2015.
Sulla scorta dei dati a sua disposizione Caselli ha anche indicato la strada da seguire per cogliere le opportunità offerte da un mondo globalizzato e l'ha sintetizzata nella «capacità delle imprese di fare sistema territoriale e rete di impresa dall'altro per aumentare l'export a fronte di una domanda interna che non cresce».
Direttore, dobbiamo pensare ancora a lungo ad una Reggio ferma al palo?
«Nel 2014 a fronte di un Pil nazionale che segnerà un calo dello 0.4 -0.5%, Reggio resterà stabile. Quindi non cresce o cresce poco con il settore manifatturiero e la meccanica che trova solo nell'export gli spazi di sviluppo, mentre continua la crisi e la difficoltà nel settore costruzioni e nel terziario in particolare nel commercio. Ci troviamo in una situazione di sostanziale stagnazione con la domanda interna bloccata, mentre qualcosa si muove solo sull'export».
È sul piano produttivo, c’è sentore di ripresa?
«Dall'inizio della crisi il settore manifatturiero, che resta il nostro tratto distintivo, ha registrato una diminuzione del 40% del numero di aziende e del 35% di addetti. Nel 2013 nella provincia di Reggio sono state 3.800 le imprese che hanno esportato, ma le prime cinque da sole realizzano il 25% del totale delle esportazioni e il 65% delle aziende che hanno rapporti con l'estero realizzano solo il 25% del loro fatturato con l'export».
Sulla scorta dei dati a sua disposizione, qual è la strada da seguire?
«Ci sono quattro condizioni per favorire la ripresa. E sono quelle che storicamente hanno contraddistinto la storia reggiana e più in generale quella emiliano romagnola. Le aziende e il territorio debbono saper fare sistema perché investire sul territorio serve alla stessa impresa per crescere in un patto di reciproca convenienza. Occorre poi investire sulle nostre competenze distintive valorizzando quello che sappiamo fare meglio. Poi sviluppare la nostra capacità di relazione e infine ricordarsi che se noi non cresciamo o cresciamo poco, con la globalizzazione intorno a noi c'è un mondo che cresce e che dobbiamo cogliere questa opportunità».
Roberto Fontanili
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