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I sindacati: «Sindaci assenti sul tema della crisi»

Enrico Tidona
I sindacati: «Sindaci assenti sul tema della crisi»

Guido Mora (Cgil) e Margherita Salvioli (Cisl) chiedono una svolta: «Servono incentivi e controlli su sprechi e formazione»

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REGGIO EMILIA. Tagliare le tasse a chi crea occupazione stabile, sfrondare gli appalti e rinunciare all’esternalizzazione dei servizi pubblici, rendere efficiente la formazione professionale e verificare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per colpire gli abusi. Sono le leve sulle quali deve necessariamente poggiare il rilancio del sistema economico e sociale reggiano, secondo Guido Mora e Margherita Salvioli, segretari rispettivamente della Cgil e della Cisl di Reggio, intervenuti al forum sulle strategie per uscire dalla crisi organizzato dalla Gazzetta.

La grande depressione è un fatto acclarato e il precariato dilaga: un quadro sociale a tinte fosche che impegna Reggio Emilia in una profonda operazione di rilancio economico operato però in ordine sparso dai privati, ai quali l’apparato pubblico ha delegato qualsiasi iniziativa venendo meno al suo compito di regista. «Gli amministratori locali e gli enti latitano proprio quando dovrebbero essere soggetti attivi, responsabili del futuro e del lavoro dei loro cittadini» lamentano i due sindacalisti, che chiedono una svolta immediata partendo dalla formazione e della riqualificazione, dotata di ingenti finanziamenti ma con risultati trascurabili.

IL CAMBIO DI PASSO. Sindaci e istituzioni reggiane sono chiamati a rimboccarsi le maniche per sostenere il percorso di risalita. Questo perché nel 2014 solo un reggiano su dieci è stato assunto con un contratto a tempo indeterminato. Mosche bianche all’interno di un mercato del lavoro che, oltre ad aver ridotto la domanda di personale, è ormai votato al precariato. Condizioni che alzano il livello della tensione sociale, secondo i sindacati, soprattutto sul fronte occupazionale, dove le tutele sono decrescenti

«Siamo di fronte a un processo di avvitamento molto negativo - sottolinea Mora - a Reggio l’effetto sulle percentuali di occupazione è stato meno dirompente rispetto ad altre zone. Essendo però un territorio virtuoso, abbiamo perso numericamente più posti e rinunciato alla qualità del lavoro. Dall’inizio della crisi abbiamo avuto 51 milioni di ore di cassa integrazione, cifra impensabile fino a qualche anno fa per la nostra realtà. Una perdita di produzione e di ricchezza che crea contraddizioni sociali. Gli enti pubblici non riescono più a stimolare la sinergia con i privati, una peculiarità storica che sta ormai scemando».

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SINDACI IN CAMPO. La regressione in atto ha spiazzato Reggio Emilia, terra cresciuta a suon di concertazioni, dove la libera iniziativa non è sufficiente e lascia alle volte spazio agli abusi. «Le istituzioni non hanno più la capacità di parlarsi e trovare soluzioni comuni - dice Salvioli - Devono andare oltre il ruolo di semplici amministratori della finanza pubblica. I sindaci, purtroppo, sembrano sprovvisti di strumenti tecnici e della cultura necessaria per affrontare le crisi che colpiscono le aziende».

A mancare, quindi, è una cabina di regia che vada oltre ai dati puntuali e alle frasi fatte. Ecco, allora, che «serve mettersi in rete per stimolare innovazione e ricerca», dice la numero uno della Cisl, «perché abbiamo 585 aziende reggiane che negli ultimi due anni non hanno investito un euro in questi capitoli». Il motore, quindi, è inceppato, e chi non ha le spalle grosse viene lasciato a se stesso rischiando la chiusura perché sprovvisto degli strumenti di cui sono dotate le grande aziende. «Un gioco al ribasso che degrada la qualità dei contratti e delle condizioni del lavoro».

APPALTI AL BANDO. La perdita della presa da parte dell’apparato pubblico è testimoniato dal numero crescente di gare per l’affidamento esterno dei servizi. «In passato la regia pubblica a Reggio ha prodotto risultati utili - dice Mora - Questa, ora, non c’è più anche perché abbiamo subìto come altrove l’ideologia secondo la quale il privato è bello e il pubblico è il male. Le amministrazioni si sono progressivamente ritirate affidando i loro compiti ad altri: ecco quindi la selva di appalti e quella delle esternalizzazioni che hanno messo nelle mani di privati servizi che dovrebbero essere controllati direttamente. Faccio riferimento, ad esempio, ad alcuni asili piuttosto che a una parte del trasporto locale. I comuni affidano lavori a cooperative che in diversi casi lasciano alla fame i propri soci lavoratori. Non si può più voltare lo sguardo altrove: le amministrazioni devono fungere da controllori capaci. Sappiamo tutti che le risorse vengono continuamente tagliate, ma proprio per questo bisogna cominciare una battaglia affinché questo ciclo venga invertito. Se nessuno alza la voce non cambierà mai nulla».

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FALLE NELLA FORMAZIONE. Le espulsioni dal mondo del lavoro hanno fatto impennare il ricorso ai corsi di riqualificazione presso enti privati e pubblici. Un business nato all’ombra della crisi che non porta però gli effetti sperati. Stessa storia vale per gli istituti professionali, cinghia di trasmissione tra il mondo della scuola e le fabbriche, che va oliata visto che domanda e offerta di lavoro, anche in questo caso, difficilmente si incontrano. «C’è un boom di iscrizioni alle scuole formazione, dove vanno la maggior parte dei ragazzi che sperano di potersi trovare un’occupazione - spiega Salvioli - È necessario riqualificare gli istituti tecnici, perché la formazione non è più in sintonia con le imprese». I finanziamenti su questo capitolo certo non mancano, anche da parte della Regione.

«Ma le politiche attive devono essere più efficaci - dice la segretaria della Cisl - per questo dico che ci vuole l’intervento pubblico. Non si possono solo leggere i dati degli osservatori, è necessario capire le necessità e calibrare l’offerta per giovani e anche per chi viene lasciato a casa in età avanzata. Abbiamo un tasso troppo alto di abbandono scolastico e un patrimonio di lavoratori espulsi da aziende di prim’ordine che potrebbero fungere da tutori ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Andrebbero rivalutati anche i lavori socialmente utili, che hanno ricadute di alto valore sia per chi viene ricollocato, sia per la comunità. Il loro utilizzo, invece, resta bassissimo».

I FURBETTI DELLA CASSA. Un altro nodo scoperto resta il finanziamento a pioggia degli ammortizzatori sociali. Strumenti sposati in pieno dai sindacati, che chiedono però l’attivazioni di controlli ad hoc per poter rilevare gli abusi che, assicurano i due segretari esistono anche a Reggio. «Credo sia ormai giunto il tempo di formare una task force in grado di mettere il naso sui piani di crisi delle aziende - è la proposta lanciata da Salvioli - perché concediamo cassa integrazione a un numero incredibile di imprese, che attingono da fondi comuni e, alle volte, abusano di queste crisi per licenziare il personale. Uno stratagemma utilizzato anche in passato, ma che non consideriamo più tollerabile vista la scarsità di risorse. Anche qui, però, c’è bisogno di gente preparata e del freno delle istituzioni: solo loro possono intervenire in maniera sistematica».

IL NODO INVESTIMENTI. Mora divide l’universo produttivo reggiano in due categorie. Chi ha storicamente investito nella propria impresa e chi, invece, ha impellente bisogno di una stampella pubblica. «Abbiamo settori, come l’oleodinamica, che non hanno quasi percepito la crisi e continuano a tirare. Altri che non hanno innovato né patrimonializzato l’azienda e rischiano la chiusura. Sarebbe interessante sapere dove sono andati a finire gli utili del passato. A livello locale bisogna usare la leva fiscale per incentivare la buona occupazione. Ai comuni vanno le addizionali sulle imposte, come l’Imu e l’Irpef. Chi crea posti di lavoro deve essere sostenuto». «Il comune di Reggio- prosegue Salvioli - aveva tenuto ferme le aliquote dell’Ici ma lo aveva fatto linearmente, senza guardare se i benefici erano andati a chi se li meritiva. L’azione delle istituzioni deve essere mirata verso chi offre prospettive». «Non so quando finirà la crisi ma non credo che riusciremo ad andare avanti così per altri sette anni - conclude Mora - dal 2007 abbiamo perso 31mila posti e ricrearli non sarà facile ma è una sfida alla quale nessuno si può sottrarre.

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