Gazzetta di Reggio

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Sarcone, sequestro lituano con urgenza

di Elisa Pederzoli
Sarcone, sequestro lituano con urgenza

Ieri l’udienza di convalida per il provvedimento preventivo sui beni della moglie di Nicolino, i giudici si riservano

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REGGIO EMILIA. Case, terreni e almeno sei conti correnti.

A tanto ammonta il patrimonio lituano sul quale la Dda di Bologna, dopo le indagini di polizia di Stato di Reggio e Guardia di finanza, ha chiesto e ottenuto dal tribunale un provvedimento d’urgenza per il sequestro preventivo di beni. Si tratta del patrimonio riferibile alla moglie di Nicolino Sarcone.

Ieri mattina, davanti al tribunale presieduto dal giudice Francesco Maria Caruso, il sostituto procuratore della Dda Marco Mescolini ha chiesto la convalida del provvedimento. I giudici si sono riservati di decidere. Hanno cinque giorni di tempo per farlo.

Si sono ovviamente, invece, opposti alla convalida i legali di Nicolino Sarcone e della moglie, gli avvocati Giuseppe Migale Ranieri e Giovanni Trombini.

«Ci siamo apposti per mancanza di prove. Ci sono beni per i quali è stato chiesto il sequestro che vengono da eredità della signora lituana e della madre: non possono quindi rientrare nella richiesta di sequestro – commenta a margine dell’udienzia l’avvocato Migale Ranieri – Se noi partiamo dal decreto legislativo che regola la prevenzione, sulle intestazioni fittizie mancano i termini: la legge dice che deve essere fatta nei due anni precendeti la richiesta di sequestro. Invece qui abbiamo beni acquistati dalla madre della donna nel 1993, anche i conti correnti tranne due sono stati accesi molto prima». «Qui abbiamo alcuni beni di un’epoca molto precedente, di 21 anni fa – ribadice l’avvocato Trombini – conti corenti del 2006. E abbiamo anche il dato che gli stessi inquirenti offrono secondo cui la moglie di Nicolino Sarcone produce redditi in Italia dal 2000. Noi potremmo da un lato non avere il tempo della presunzione, perchè antecende di due anni alla proposta di misura; dall’altro lato, avere l’elemento che ciò arriva è da fonte lecita. Dovrebbero dire che è sperequata, ma anche questo è elemento manca». E aggiunge: «L’ulteriore elemento che manca è la possibilità di sostenere validamente, che questi beni siano nella effettiva e diretta disponibilità di Nicolino Sarcone: sono tutti in Lituania, non c’è un bene che sia in Italia. La situazione ci sembra esagerata e non provata».

Non è il primo provvedimento di sequestro preventivo di beni, con provvedimento d’urgenza, che colpisce Nicolino Sarcone.

Un mese fa, un analogo provvedimento stavolta richiesto dalla Dia di Firenze aveva portata a un blitz d’urgenza, con il sequestro di un patrimonio di almeno 5 milioni di euro, riferibile a Nicolino Sarcone e ai fratelli Giuseppe, Gianluigi e Carmine.

La ragione del provvedimento di prevenzione è, sostanzialmente, una: la «sproporzione» tra redditi dichiarati e patrimonio. Per gli investigatori, la provenienzadei beni sequestrati – terreni, immobili, denaro e società – sarebbe illecita.

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