Stress Test, il Credem brilla in Europa mentre Carige inguiaia Coopsette
Per la Banca centrale europea conti ok anche per Bper e Popolare: male Mps. L’istituto genovese, partecipato dalla coop, chiederà uno sforzo agli azionisti
REGGIO EMILIA. Il Credem brilla di luce propria agli occhi della Banca centrale europea (Bce). L’istituto di Palazzo Tirelli controllato dalla famiglia Maramotti - industriali reggiani titolari del gruppo tessile Max Mara - ha passato a pieni voti l’esame degli stress test, verifica effettuata in questi mesi dalla Bce su 130 banche europee per esaminarne la tenuta dei conti, i cui risultati sono stati resi noti ieri.
Da un lato è stata effettuata una revisione approfondita della qualità degli attivi delle banche (Asset Quality Review, in breve Aqr). Dall'altro un test che valuta la tenuta dei bilanci agli shock economico-finanziari in scenari particolarmente avversi. La doppia verifica ha «confermato la solidità patrimoniale del gruppo Credem» afferma un comunicato del gruppo di via Emilia San Pietro, che riporta dati da prima della classe: un asset quality review (Awr) adjusted Cet1 ratio a 10,86% (eccedenza di capitale, rispetto al valore minimo richiesto, pari a 463 milioni di euro) e un adjusted Cet1 ratio, dopo l'applicazione anche degli stress test, a 10,91% nello scenario «base» (eccedenza di capitale, rispetto al valore minimo richiesto, pari a 480 milioni di euro) e a 8,89% nello scenario «avverso» (eccedenza di capitale, rispetto al valore minimo richiesto, pari a 599 milioni di euro). La banca reggiana conta 600 filiali in tutta Italia e 30 miliardi di asset considerate anche le attività assicurative. Un’esposizione di prim'ordine nel mercato creditizio interno, calibrata però su indici di copertura che permettono di operare con più tranquillità rispetto alle altre concorrenti.
Nel mirino dei tecnici della Bce c’è la situazione patrimoniale e degli attivi a fine 2013: ben 9 banche italiane ne sono uscite tecnicamente “bocciate”. A queste è stato concesso un esame di riparazione: quelle che hanno approntato misure patrimoniali nel corso del 2014 (nel caso di aumenti di capitale o emissioni ibride) sono state promosse con riserva. Tutte salve tranne il Monte dei Paschi di Siena (Mps) e la Cassa di Risparmio di Genova (Carige). Nessuno rischia il fallimento, ma ai due fanalini di coda è stato richiesto di rafforzare il capitale. Mps - che conta 15 filiali a Reggio Emilia- dovrà trovare 2,11 miliardi mentre Carige 814 milioni di euro. Nel primo caso si tratta di una cifra superiore alle attese del mercato, nel secondo l'ammontare si colloca nella parte alta della forchetta indicata dagli analisti come probabile ammanco. Carige ha già annunciato un aumento di capitale per non meno di 500 milioni, garantito per 650, oltre a dismissioni.
La Cassa di Risparmio di Genova rappresenta da tempo una grana per Coopsette, coop di costruzioni di Castelnovo Sotto che è azionista e già nel 2013 ha svalutato la partecipazione della banca per 5 milioni di euro: il capitale posseduto è passato da 12 milioni a 7 milioni di euro. Genova, infatti, è da due decenni la seconda casa di Coopsette per volume d’affari, con tanto di sede in via Pacinotti. Un sodalizio con risvolti finanziari rilevanti, visto che la coop potrebbe essere oggetto di una richiesta di ricapitalizzaione. Operazione complessa, visto che la coop sta già ristrutturando il suo debito. Coopsette è anche cliente di Carige: una doppia veste che vede in essere un mutuo principale da 22 milioni di euro assistito da ipoteca su un’area di Poviglio,gli uffici di Campegine e la sede Methis uffici e stabilimento.
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