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A Firenze è standing ovation per Bonaccini

A Firenze è standing ovation per Bonaccini

Il candidato Pd alla presidenza abbracciato da Renzi. Ma Fabbri attacca: «È un salotto radical chic»

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REGGIO EMILIA. «Lancio un appello a chi litiga nelle piazze: il terremoto in Emilia ci ha fatto capire che quando operai e imprenditori si rimboccano le maniche insieme anche le battaglie più dure possono essere vinte». Così il candidato Pd alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha concluso ieri il suo intervento dal palco della Leopolda a Firenze, salutato da un grandissimo applauso. Sceso dal palco, Bonaccini è stato accolto dal premier Matteo Renzi con un abbraccio. Un intervento durante il quale Bonaccini è entrato nel merito anche delle recenti polemiche nate dopo la presentazione della Legge di stabilità da parte del Governo, con le Regioni sul piede di guerra per le annunciate minore entrate di trasferimenti statali.

«Mi sono schierato dalla parte del governo quando Renzi - afferma Bonaccini – nei giorni scorsi ha chiesto alle Regioni di fare la propria parte: in un Paese in cui tutti chiedono agli altri di fare le riforme, io penso che le Regioni visto anche quello che è successo in questi anni, debbano farsi perdonare qualcosa».

«Credo che anche da parte delle Regioni un enorme sforzo vada fatto», rimarca Bonaccini, spiegando di «aver condiviso il lavoro che governo e Boschi stanno facendo in campo istituzionale: ma dopo il superamento delle province se tra qualche anno ci fossero ancora 20 regioni e l'attuale numero di Comuni, credo che sarebbe una riforma dimezzata».

Il candidato democratico ha anche invocato un intervento «sul Patto di stabilità, perché ci sono miliardi di euro bloccati».

Sulla presenza di Bonaccini alla Leopolda ieri ha polemizzato il candidato del centrodestra, Alan Fabbri, durante una visita a Montefiorino, nell’appennino modenese.

«Bonaccini sfila alla corte di Renzi, nel salotto radical chic della Leopolda di Firenze. La nostra Leopolda sono invece le aree del cratere sismico, la montagna in preda al dissesto e abbandonata a se stessa, le fabbriche dimenticate. Da un salotto come quello della Leopolda di Firenze non possono che arrivare proposte fumose, come quella del “Patto per il lavoro”, la trovata di Bonaccini per rilanciare l’occupazione: solo carta e sterili “faremo”».

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