Al “Children Park” la natura è un gioco
Viaggio in anteprima nell'"eccellenza reggiana" all'esposizione Universale a Milano: il giardino dove tutto è possibile
REGGIO EMILIA. L’Alice di Lewis Carroll sarebbe felicissima di perdersi nel Children Park di Expo 2015 che se da copione rappresenta l’area dedicata ai bambini e alle famiglie, in realtà sarà “l’eccellenza reggiana”.
E non solo perché Children Park è destinato ad essere indiscusso protagonista per l’intera durata di Expo, ma soprattutto perché chi da tutto il mondo arriverà a Milano riconoscerà nel giardino delle meraviglie il marchio inconfondibile del “Reggio Emilia Approach”.
Non a caso Expo 2015 Spa si è rivolta a Reggio Children quando ha deciso di dedicare uno spazio importante dell’esposizione Universale 2015 ai più piccoli e alle loro famiglie.
Ad accompagnarci nel giardino delle meraviglie non saranno nè Bianconiglio nè il Cappellaio Matto ma Vea Vecchi, responsabile dell’editoria, delle mostre e degli atelier di Reggio Children e attiva nel gruppo che ha lavorato, e sta continuando a farlo, alla progettazione di Children Park.
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Innanzitutto, come nasce la collaborazione con Expo?
«Sono stati loro a contattare l’Istituzione Scuole e Nidi di Infanzia del Comune di Reggio in quanto per la prima volta, rispetto alle esposizioni precedenti, si voleva dare spazio all’infanzia e pensare anche ai più piccoli. Sempre naturalmente nell’ambito del tema di Expo Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e nella consapevolezza che il futuro del pianeta dipende proprio dalle giovani generazioni.
La reazione di Reggio Children?
«Eravamo felicissmi, ma anche preoccupati. Come rendere ludici temi così importanti come la sostenibilità ambientale senza essere troppo didattici? Ci siamo subito messi nell’ottica di un lavoro d’équipe: a lavorare con noi Sabina Cantarelli, curatrice del progetto; Stefano Maffei, architetto e designer del Politecnico di Milano oltre a ZPZ Partners. A Reggio Children spettano il coordinamento, il progetto pedagogico e la comunicazione».
Perché Children Park?
«Ci siamo chiesti: ora che facciamo? E la prima immagine è stata quella di un grande parco nel quale i bambini avrebbero potuto sperimentare la natura. Ai progettisti il compito di costruire il contenitore, a Reggio Children quello di mettere i contenuti. “Ring around the planet, ring around the future” rimanda alla metafora del girotondo come gesto che abbraccia il pianeta».
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Entriamo al Children Park...
«Il Children Park non è un’architettura ma un giardino, o un bosco. Ospita otto “attrattori” che sviluppano altrettanti temi: sono luoghi all’aria aperta, tranne uno, a forma di grandi rocchetti sospesi ad alberi artificiali. L’idea base è creare un frammento di natura addomesticata dove si intrecciano naturale e artificiale, un conteso suggestivo capace di potenziare le esplorazioni dei bambini».
Iniziamo dalla prima installazione?
«Non c’è un ordine preciso. Si può partire dove si vuole, o dove si può. Immaginando che si potranno anche creare delle file... E’ stato progettato per potere ospitare duemila persone al giorno. Potremmo iniziare dalle “Campane aromatiche”: i bambini attivano campane che emettono essenze profumate di piante aromatiche che poi dovranno riconoscere tra quelle che crescono nell’aiuola.
Poi si passa a “Goccia a goccia”: ogni bambino ha pochi minuti a disposizione per riempire un contenitore con gocce che scendono dall’alto e poi versare la sua acqua in un contenitore grandissimo. Una volta pieno, l’acqua sarà nebulizzata per innaffiare le piante. “Dal micro al macrocosmo” è un modo per misurarsi con gli altri esseri viventi: i bimbi salgono su una sorta di bilancia e in modo interattivo confrontano il proprio peso con il retso del mondo. “Il pulsare della vita” permette ai più piccoli di vedere cambiare la loro silhouette in una sorta di osmosi con gli alberi.
Con “Energia a pedali” pedalando si producono sinfonie sonore e visive. La “Pesca” funziona così: i bambini pescano palline galleggianti che contengono messaggi da scambiarsi. Dentro “L’Orto gigante” si può giocare e sperimentare senza confini mentre “La piazza nel parco” è un posto accogliente per incontrarsi, ascoltare un concerto, assistere a spettacoli».
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Il fil rouge?
«Grazie alle scoperte e alle avventure che vivranno all’interno del Children Park, le nuove generazioni diventeranno più consapevoli delle grandi sfide legate all’alimentazione e alla disponibilità di risorse con cui l’umanità è chiamata a confrontarsi. Questo l’obiettivo. Con due capisaldi che stanno alla base di questo progetto così come del “Reggio Emilia Approach”: solidarietà ed ecologia».
Come si traducono in questo percorso?
«Solo attraverso la solidarietà puoi raggiungere un risultato: questo è quanto i bambini provenienti da tutto il mondo sperimenteranno nelle diverse “postazioni” accorgendosi che, a seconda di quanti siamo, possiamo fare cose diverse. Quanto all’ecologia, il pensiero filosofico della pedagogia reggiana è intriso di questo sentirsi essere umani accanto a innumerevoli forme di esseri viventi».
Il viaggio nel bosco ha una meta?
«La scommessa è riuscire a interessare e divertire i bambini nell’esplorare il tema complesso della vita sul pianeta con approcci diversi».
La vostra meta?
«Reggio Children ha consegnato il progetto... che potrà subire delle modifiche. Speriamo solo che le nostre priorità pedagogiche non vengano stravolte».
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