È boom per le “fabbriche” del calcetto
I capannoni industriali dismessi si trasformano in contenitori sportivi: l’ultimo nato è il Camp Nou nell’ex sede dell’Igr
REGGIO EMILIA. Deindustrializzazione e riconversione industriale? A Reggio si fanno col calcetto. È proprio questo ciò che è accaduto ad alcuni capannoni parte degli storici complessi industriali reggiani, dalla Zona Annonaria a Buco del Signore, che dopo un glorioso passato come centri di produzione e di lavoro si sono trasformati oggi in luoghi di ritrovo e di svago per la città. Aziende di distribuzione, centrali elettriche, fabbriche e centri artigianali: dopo anni passati ad accumulare polvere e ragnatele oggi ospitano ogni sera partite e tornei di diversi sport, tornando a richiamare persone e clienti quasi come una volta.
Il Camp Nou. L'ultimo caso è quello del Camp Nou di via Martiri di Cervarolo, "risorto" nella vecchia sede dell'Igr, dietro il Toys Center, e inaugurato la settimana scorsa con le prime partite della Rt League di calcio a 5, il nuovo campionato di calcetto Figc parallelo a quelli di Csi e Uisp nato a Reggio su iniziativa di Reggio Tornei nell'ambito del circuito Opes. Quella del Camp Nou è una "seconda incarnazione", perché già qualche anno fa, con una gestione diversa, il Camp Nou aveva rigenerato un vecchio fabbricato di via Bruschi, non lontano dalla ex Giglio, sempre riconvertendolo in un centro per il calcio a cinque. Il nuovo Camp Nou però è tutta un'altra cosa: tre campi coperti, due dei quali in parquet e uno in erba sintetica di nuova generazione, completi di spogliatoi e spazi ristoro, sorti nel bel mezzo di un complesso industriale in gran parte già trasformato. Sono già dieci le squadre iscritte e per le prossime settimane la lista delle prenotazioni è già lunga.
Sì, perché quello degli spazi per gli sport al coperto è stato per anni un problema a Reggio, che poteva contare quasi solamente sulle palestre scolastiche e su pochissime strutture private. Una "crisi" che ha coinciso con quella economica, scoppiata nel 2008, arrivando a costituire un'opportunità per alcuni "pionieri".
Il Pala Delta. «Abbiamo provato ad affittare i nostri vecchi capannoni - racconta Paolo Tubertini, uno dei due titolari assieme al fratello Stefano del Pala Delta di via dei Pratonieri - ma essendo 4mila metri quadrati facevamo fatica a trovare acquirenti. Così, quasi per caso, parlando con Maurizio Iemmi, il nostro presidente del Gs Delta, la squadra di amatori in cui giocavamo a calcio, è venuta fuori l'idea di realizzare una struttura che ospitasse campi da calcetto, pallavolo e sport al chiuso, dato che a Reggio non ce n'erano molti. L'investimento era relativamente basso e adesso abbiamo i campi sempre pieni tra calcetto, pattinaggio e corsi vari». L'agenzia di distribuzione di giornali e riviste Tubertini, per 40 anni un pezzo di storia reggiana e non solo, si è così trasformata nel 2009, a un anno dalla chiusura, in un centro polivalente, offrendo spazi e servizi che per gli elevati costi di costruzione e, forse, la mancanza di intuizione di qualche imprenditore, a Reggio erano rimasti vacanti. «Oltre ai due campi da calcetto, pallavolo e basket, abbiamo anche due campi coperti da beach volley e beach tennis, gli unici di Reggio - prosegue Tubertini - poi lavoriamo anche assieme al Bus, l'istituto scolastico, che per il troppo affollamento al Pala Fanticini viene qui con un paio di classi al giorno ormai da tre anni».
Ex centrale dell'Enel. Non solo aziende private: la strada della "riqualificazione sportiva" è stata seguita anche dall'ex centrale dell'Enel di via Gorizia, che ospita due campi da calcetto oltre a essere un centro polifunzionale ricreativo. La gestione sportiva è affidata alla Polisportiva Foscato, storica realtà del quartiere. Non solo sport però: basti pensare che una tappa del Festival Eleva si è svolta qui, portando nell'ex Centrale migliaia di giovani così come avviene ad esempio alle ex Officine Grandi Riparazioni di Torino, all'Interzona di Verona o al Carroponte di Milano, per restare in Italia. Insomma, dallo sport alla cultura, il percorso di riqualificazione delle ex aree industriali offre anche oggi tante possibilità ad amministratori e imprenditori.
Daniele Valisena
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