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LE STAGIONI / PROSA

Orsini apre la parata di stelle. Sul palco i grandi classici

Orsini apre la parata di stelle. Sul palco i grandi classici

Proposte nuove interpretazioni di Dostoevskij, Molière e Goldoni

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REGGIO EMILIA. Rapporto innovativo con i classici, conferma di grandi nomi, definitivo affermarsi di una nuova generazione di attori e di registi, drammaturgia contemporanea, teatro d'impegno civile sono i tratti distintivi degli undici titoli della stagione di prosa 2014-2015 proposti dalla Fondazione I Teatri. Tra le novità di quest'anno anche la chiusura del Teatro Ariosto per lavori di ristrutturazione dal 1° gennaio al 30 giugno 2015, periodo nel quale gli spettacoli si svolgeranno tra Teatro Valli e Teatro Cavallerizza. Dopo l'inizio con Umberto Orsini, protagonista de "La leggenda del Grande Inquisitore", rilettura di uno dei capitoli più celebri de "I Fratelli Karamazov" di Dostoevskij per la regia che si affida di Pietro Babina, ecco una pièce di prosa e musica con Maddalena Crippa diretta da Peter Stein con "Italia mia Italia" che usa parole (da Leopardi a Pasolini) e musica (da Conte a De André) per reagire all'immobilità e alla rassegnazione di questi tempi. In "Beatles Submarine", il talento stralunato di Neri Marcorè e la Banda Osiris diretti da Giorgio Gallione ci portano in un magical mistery tour tra i favolosi Beatles dove i surreali racconti di John Lennon e le poesie di Paul McCartney si alimentano degli infiniti rimandi che le canzoni e gli scritti dei Beatles hanno reso eterni: dalle pagine dell'Alice di Lewis Carroll alle magie surrealiste dell'avanguardia pop, dalle filastrocche per bambini alla poesia lisergica e visionaria. Nel solco dei testi classici trattati e ripresi da artisti molto noti al grande pubblico, anche grazie al successo televisivo e cinematografico, si collocano Falstaff, Servo per due, tratto dal Servitore di due padroni di Carlo Goldoni, e Don Giovanni, di Molière. Per quanto riguarda il primo, la potente duttilità espressiva dell'attore Giuseppe Battiston incontrerà l'immenso personaggio shakespiriano, che sulla partitura drammaturgica di Nadia Fusini, impreziosita dalla regia di Andrea De Rosa, attento a moltiplicare immagini, cerca di coniugare con grande perizia la tradizione lirica con quella di prosa. Mentre Servo per due (One Man, Two Guvnors) nell'adattamento del commediografo inglese Richard Bean nella versione italiana da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder, si presenta come una commedia comica, con attori che cadono dalle scale, che sbattono le porte, che fanno battute a doppio senso e interagiscono con il pubblico. La musica è parte integrante dello spettacolo ed è eseguita dal vivo dall'orchestra "Musica da Ripostiglio".

A dar vita al celebre testo di Don Giovanni sarà l'interpretazione di Alessandro Preziosi che, reduce dai successi teatrali, impegni televisivi e premi cinematografici, raccoglierà la sfida tutta teatrale nel mettere in scena un personaggio, che come qualcuno ha felicemente definito è "il carattere più teatrale che abbia attraversato la scena".

Il Teatro dell'Elfo segue la scia della drammaturgia contemporanea con "Frost/Nixon" di Peter Morgan, che mescola menzogna politica e giornalismo-spettacolo. In scena il confronto tra il 37° presidente degli Stati Uniti d'America e un giornalista alle prime esperienze televisive; una storia che si concluse in modo del tutto imprevedibile, con l'ammissione pubblica del presidente repubblicano delle proprie responsabilità sul caso Watergate.

Dall'America alla Bassa Padana con il poetico "Un bes - Antonio Ligabue", prima parte di un progetto teatrale che Mario Perrotta ha avviato, folgorato dalle atmosfere di Gualtieri e che gli è valso il Premio Ubu 2013 come migliore attore.

E' del 1979 "Prima del silenzio", che Giuseppe Patroni Griffi scrisse per Romolo Valli e che ora ritorna con Leo Gullotta, dimostrando un'attualità straordinaria per tematiche e per concetto. Il protagonista è un intellettuale che vive un disagio sociale legato soprattutto alla comunicazione della parola scritta, della poesia. Il suo è un travaglio che assume le fattezze di un incubo, con l'apparizione dei fantasmi della sua vita: la famiglia (la moglie), come un'entità vorace e ricattatoria; la casta (il figlio) con i suoi orpelli piccolo-borghesi; il dovere (il cameriere) che costringe e castra. L'unica vicenda che tranquillizza il protagonista è quella che vive, nel suo contemporaneo, con il ragazzo. A seguire il cartellone prevede Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, un classico del Novecento con il quale si misura Arturo Cirillo, "spogliandolo dei toni melò e lasciandogli il suo carico di miserie umane.

Conclude "Una cena armena" in cui un intenso Danilo Nigrelli racconta con il lessico del cuore l'incontenibile tragedia del genocidio armeno.

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