Piazza o Leopolda? Le due anime del Pd
Candidate reggiane in prima linea alle manifestazioni di sabato: tra Roma e Firenze strade divise sul tema del lavoro
REGGIO EMILIA. «Ho visto una piazza serissima ma umiliata dal fatto che non è riconosciuta come un’interlocutrice attiva, come se fosse una componente orfana. Sulla riforma del lavoro invece ci sono argomenti che meritano attenzione». È partita a notte fonda. Ed è arrivata a Roma mischiandosi in quel milione di lavoratori che, dice, «mi ha percepito semplicemente come un’osservatrice». Per Silvia Prodi, nipote dell’ex premier Romano e candidata alle Regionali, «non c’è stata un’alternativa alla scelta di manifestare con la Cgil. Andare a Roma per me era un passaggio necessario per rendermi conto di ciò che sta accadendo».
Prodi, come mai in piazza con la Cgil?
«Avevo bisogno di capire. Ed è stata un’esperienza coinvolgente in assoluto. Un’occasione per capire l’efficienza, la serietà e la modernità di un’organizzazione come la Cgil, che riesce a mobilitare in maniera spontanea un milione di persone, con uno spirito volontario che animava tutti. Hanno alle spalle un lungo percorso politico e chi si accosta a loro non deve farlo in maniera superficiale. Ho visto una piazza che chiedeva di non usare slogan riduttivi, ma di parlare di contenuti, per aprire un confronto concreto».
Ma era una piazza ostile al governo Renzi, il leader Pd. Lei cosa pensa del Jobs Act?
«Penso di sapere bene l’inglese. Ma penso anche che si debba usarlo solo quando è indispensabile. Quindi preferisco parlare di legge sul lavoro».
D’accordo, ma i contenuti?
«Dire “Jobs Act” significa usare una forte spinta comunicativa, ma io chiederei di sapere se nella legge sul lavoro si possano seriamente tenere in considerazione le istanze manifestate a Roma, valutando i rischi che può comportare una diminuzione dei diritti dei lavoratori. Ci sono conseguenze che vanno necessariamente esaminate».
Parla come se non fosse del Pd...
«Io non sono iscritta al Pd. A me piacerebbe un partito con una certa struttura, con una condivisione di intenti, che rispecchia un po’ le idee di Fabrizio Barca. Un partito aperto alla discussione».
E crede che il Pd non offra queste caratteristiche? Non è strutturato?
«Io ho una visione più basic, meno splendente. Il Pd a livello nazionale non lo vedo strutturatissimo. Vedo al contrario strutturatissimo lo staff di Renzi, soprattutto sul fronte della comunicazione».
Sarà mica sostenitrice della scissione?
«Onestamente non ha senso parlare di scissioni. Credo che la forza della politica portare a sintesi posizioni complesse».
Ha mai parlato con suo zio di queste cose?
«Sulla mia presenza a Roma no. Quando accade, ci si confronta sui contenuti. Ma ho 48 anni. E non credo che alla mia età si debba per forza essere “nipote di...” per rivendicare una propria autonomia politica». (e.spa.)
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