«Reggiano, serve il Dop nei menu»
La proposta di Alai, presidente del Consorzio: «Subito una legge»
REGGIO EMILIA. Serve una normativa in Italia e all’estero che obblighi i ristoratori a segnalare nei menu se un prodotto è Dop oppure no, in modo che il consumatore, così come avviene per i cibi surgelati, sappia che cosa sta per mangiare e da dove proviene. È l’appello lanciato al Salone del gusto di Torino da alcuni produttori di eccellenze italiane al convegno “L’inganno nel piatto” sulle truffe commerciali, sanitarie o legali del mondo alimentare. L’idea è stata spiegata in un primo momento da Giuseppe Alai, presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano, che ha precisato come in molte occasioni al consumatore venga offerto un formaggio spacciato come tale quando non è Dop.
«Come per l’olio - ha precisato - per cui è stata fondamentale l’etichettatura nei ristoranti, lo stesso deve avvenire per il Reggiano. Occorre scrivere nei menu quale sia il grattuggiato sulla pasta, per fare promozione del Reggiano ed essere leali nei confronti dell’acquirente. Mi è capitato per esempio di vedere in Francia ristoranti come la catena Francesca che quando mettono il Reggiano nel menu lo scrivono e ce lo fanno anche controllare, ma anche di assistere a fenomeni non più accettabili, come la vendita di un Ragu Parmesan spagnolo, con ingredienti quali acqua, panna e questo Parmesan Reggiano. Siamo di fronte a tentativi goffi di far credere al consumatore che sta mangiando una cosa diversa da quella che pensa. Serve un veloce intervento legislativo». Michele Fino, docente di Scienze gastronomiche, ha lanciato l’appello: «Servirebbe un intervento che obblighi i ristoratori a comunicare quali ingredienti usano, come per il surgelato. Servirebbe ai consumatori per essere al corrente di ciò che è verità e cosa imitazione».
«Stiamo vivendo una fase dello show business - ha proseguito Alai - in cui la contraffazione va calata nel contesto. Il tentativo di vendere per esempio il parmesan al posto del Parmigiano è imitazione e non contraffazione. Dal ‘96 al 2008 abbiamo lottato presso la Corte giustizia europea che ha vietato la circolazione di qualsiasi prodotto che inizia con parm e che alla fine ci ha dato ragione dicendo che ciò che non è Parmigiano Reggiano è contraffazione. Ma negli Usa invece la situazione diversa, viene considerato solo imitazione. Quindi dobbiamo difenderci. Ci sono già 60 senatori che hanno chiesto agli Usa di rendere generica la parola Parmesan. Se a livello di legislazione non facciamo chiarezza ci facciamo del danno. È arrivato il momento di fare chiarezza col consumatore per difenderlo».
«Gli americani – ha aggiunto Tom Mueller, autore di “Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell’olio di oliva” – hanno scoperto che gli olii spacciati in molti supermercati con nomi italiani non erano in realtà italiani e anche trattati e spesso difettati. Una recente inchiesta ha fatto emergere come il 70% degli extravergini non sia affatto extravergine. Ma cosa fa lo Stato italiano per contrastare ciò? Ha fatto buone leggi, come la Salva-olio e investigazioni. Ma ci sono altre frodi di fatto legalizzate in Italia perché l’inganno ha molte facce».
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