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rubiera, interviene l’arpa

Odori “fastidiosi” dalla ceramica per una nuova linea

Odori “fastidiosi” dalla ceramica per una nuova linea

Erano settimane che un odore pungente e sgradevole infastidiva gli abitanti della periferia di Rubiera e della zona attorno alla via Emilia

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RUBIERA. Erano settimane che un odore pungente e sgradevole infastidiva gli abitanti della periferia di Rubiera e della zona attorno alla via Emilia, tanto da spingere un lettore della Gazzetta di Reggio a segnalare il disagio. E ora arriva una conferma del problema. Ma anche di un primo tentativo di soluzione.

«Stiamo respirando qualcosa di strano, dal forte odore di chimico, che brucia gli occhi e la gola. Negli orari più strani e soprattutto in tarda serata l’aria a Rubiera diventa irrespirabile» – spiegava Giacomo Rosella.

La situazione non era passata inosservata, le segnalazioni al Comune di Rubiera erano state diverse e l’amministrazione ha quindi chiesto all’Arpa di effettuare alcuni test, compiuti il 17 settembre scorso. Il risultato, racconta il sindaco Emanuele Cavallaro «è che non vi sono pericoli per la salute, da queste esalazioni, ma l’impatto a livello di odore è effettivamente molto intenso. Da pochi giorni ho ricevuto le relazioni di Arpa e dell’azienda su questi odori».

A provocare i disagi olfattivi, una nuova linea produttiva allestita dalla ceramica Rondine. E fra l'altro non si parla di un problema isolato, visto che diverse ceramiche emiliane stanno riscontrando problemi simili, tanto da spingere Confindustria Ceramica a proporre un progetto di variazione della produzione per attenuare l’impatto. È questo il caso della Rondine, che da lunedì 3 novembre sperimenterà – all’interno di questo progetto - una modifica alla linea, utilizzando calce e altre sostanze che dovrebbero ridurre gli odori sgraditi, dal forte aroma “chimico”, che da mesi erano chiaramente percepibili nel rubierese.

«Lunedì partirà la sperimentazione e ci auguriamo che in questo modo il problema venga risolto. Se l’odore rimanesse, vedremo il da farsi, chiedendo ad Arpa – chiarisce Cavallaro – altri test più approfonditi per arrivare a una soluzione definitiva». (adr.ar.)

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