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Timidi segnali di crescita per le aziende reggiane

Timidi segnali di crescita per le aziende reggiane

Nel terzo trimestre del 2014 la Camera di commercio registra un +0,13% che consente di collocare la nostra provincia al 24esimo posto a livello nazionale

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REGGIO EMILIA. C'è un sia pur timido segnale positivo, in provincia di Reggio, nel saldo fra aziende nate e cessate durante il terzo trimestre 2014. Il bilancio demografico è ancora fortemente sofferente per il persistere della fase di stagnazione che frena chi aspira a creare imprese, ma rispetto al calo generalizzato in ambito nazionale si nota un sia pur lieve rimbalzo. In concreto le 19.962 imprese artigiane attive al 30 settembre - in base ai registri della Camera di commercio di piazza della Vittoria - sono 27 unità in più rispetto al 30 giugno. La crescita, come si nota, è modestissima, quasi insignificante, (+ 0,13%) ma consente di collocare il territorio reggiano in buona posizione (24esimo posto) nella graduatoria nazionale. Venti posti più indietro ci sono già le province che lamentano un calo nel numero degli artigiani attivi. Tanto che il bilancio complessivo italiano (1.338.938) è in flessione di 932 aziende ( - 0,07%).

Il dato delle aziende artigiane reggiane concorre inoltre a rendere leggermente più brillante il saldo totale delle imprese che a fine settembre 2014 ammontavano a 56.116 con un incremento di 123 unità (+ 0,22%) che pone la nostra provincia al 56esimo posto nella graduatoria italiana.

Non c'è davvero di che esaltarsi ma è consolante annotare che questi piccoli rimbalzi coincidono con il periodo di record negativo del decennio: circa 792 le nuove imprese avviate ogni giorno, sabato e domenica inclusi; ben lontani dai primi anni Duemila.

Gli effetti della crisi sono stati avvertiti in tutta Italia con la riduzione delle iscrizioni e l'ascesa delle cessazioni in particolare di imprese individuali mentre è proseguita la diffusione delle società di capitali; tutte le altre forme giuridiche mettono in luce saldi negativi.

Se ci si sofferma a livello regionale l'Emilia Romagna ha visto, sempre nel terzo trimestre di quest'anno, 5.053 iscrizioni e 4.358 cessazioni con saldo attivo di 695 unità che rispetto all'analogo periodo del 2013 consente un sofferto più 0,08%. In calo di 213 unità invece quelle artigiane per 1.786 iscrizioni e 1.999 cessazioni pari al meno 0,09 per cento.

L'analisi dei settori evidenzia una maggior dinamicità della componente che opera nelle attività di servizi alle persone e alle imprese, sia di quelle in generale che delle artigiane. Prosegue l'affanno delle attività edili e manifatturiere oltre che del trasporto e magazzinaggio, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata.

In tutta la penisola non si ferma infine la corsa dei fallimenti: fra luglio e settembre 2.800 imprese hanno infatti aperto una procedura fallimentare, il 18,7% in più dei pari periodo 2013. (l.v.)

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