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Contrordine, Centro democratico c’è

Contrordine, Centro democratico c’è

Riammessa dalla Corte d’appello la lista presentata dal commissario Matteo Riva, ma il partito resta spaccato

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REGGIO EMILIA. Non ci sperava neppure il commissario provinciale del partito Matteo Riva. Eppure la lista del Centro democratico è stata riammessa in extremis dalla Corte d'appello di Bologna.

Ha indovinato il responsabile nazionale Bruno Tabacci a mostrare un cauto ottimismo. Ora, grazie alla sua riammissione a Reggio, il Cd raggiunge il minimo di cinque circoscrizioni provinciali (con Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena e Ravenna) necessario per potersi presentare alle elezioni regionali del 23 novembre. Era stato l'ufficio centrale circoscrizionale di Reggio a respingere, sabato scorso, la lista del Centro democratico perchè 161 certificati elettorali dei sottoscrittori della lista gli erano stati consegnati in ritardo.

Immediatamente Matteo Riva aveva presentato ricorso. La Corte d'appello gli ha dato ragione, riconoscendo che il Cd aveva richiesto al Comune tali certificati undici minuti prima della scadenza del termine, un tempo giudicato sufficiente per fornirli. Le liste con almeno 875 firme dovevano essere consegnate entro il mezzogiorno di sabato. Il Centro democratico ne ha presentate in tempo 983, ma prive di una parte della documentazione necessaria per convalidarle.

Nel ricorso contro la bocciatura Riva ha allegato la ricevuta del Comune, da cui risulta che aveva richiesto i certificati alle 11,49 di sabato, e il libretto di istruzioni del ministero, che concede alle liste 12 ore dopo la scadenza per allegare alle firme i certificati elettorali. Nella sentenza la Corte d'appello scrive: "La richiesta al Sindaco effettuata alle ore 11,49 era tempestiva".

In ogni caso la riammissione della lista assomiglia a una vittoria di Pirro. Quand'anche il Centro democratico raggiungesse a livello regionale quell'uno e mezzo per cento necessario per eleggere un consigliere, il seggio andrebbe con ogni probabilità alla circoscrizione di Bologna, che è ben più grande. A Reggio il risultato è minato dalla faida interna che ha portato Giacomo Scillia, dirigente di Confesercenti, a dimettersi dal partito portando con sè un numero imprecisato dei 137 iscritti reggiani. Lui dice che se ne sono dimessi cento. Riva dice di avere ricevute le dimissioni di due iscritti, ma non esclude che qualcun altro le abbia inviate alla direzione regionale o nazionale. «La controversia - dice Riva - è scaturita dalle candidature. Io ho escluso tre candidati che non avevano raccolto preferenze alle amministrative, sostituendoli con Valeria Montanari, Giovanna Cavalletti e Michele Gatti. Avevo però pregato Scillia di candidarsi come capolista. Lui non ha accettato». «Avevamo concordato i nomi - ribatte Scillia - e lui li cambiava. Tuttavia ci divide anche il modo di concepire la politica sul territorio. Per noi essa deve scaturire da un forte impegno civico. Riva è a capo di un gruppo che si muove per conto suo».

Luciano Salsi

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