«Tfr in busta? Significa più tasse per 118 mila reggiani»
Soragni, responsabile reggiano della previdenza integrativa Cgil: «Per i lavoratori sarà peggio di una patrimoniale»
REGGIO EMILIA. «Una piccola patrimoniale, che interesserà circa 118mila lavoratori reggiani che hanno il Tfr nel settore privato». È l’allarme lanciato da Rino Soragni, responsabile reggiano della previdenza integrativa Cgil, dopo l’annuncio del premier, Matteo Renzi, su una delle principali novità contenute nella legge di Stabilità: dal marzo del 2015, per i lavoratori dipendenti, con l’eccezione dei dipendenti pubblici e di quelli del settore agricolo, è prevista la possibilità volontaria di chiedere in busta paga ogni mese i contributi versati per il Tfr, il trattamento di fine rapporto. Una volta optato per questa soluzione, la scelta sarà irrevocabile fino al 2018, quando la norma – per il momento sperimentale – cesserà di essere in vigore.
POSIZIONI A CONFRONTO.
Più soldi subito in busta paga, secondo il governo, che ha annunciato il provvedimento con l’intenzione di rilanciare i consumi. Più tasse sui lavoratori, invece, secondo la Cgil, per una norma che potrebbe mettere in seria difficoltà anche i fondi pensione. Ed è proprio Soragni a fotografare la situazione qui nella nostra provincia.
«Nelle intenzioni del Governo – afferma – l’operazione volontaria di trasferire il Tfr in busta paga avrebbe il compito di rilanciare i consumi. La verità è che, se passerà in Parlamento così come scritta nella bozza della Legge di Stabilità, l'unico vincitore di questa operazione sarà l’Erario, che incasserà 2,2 miliardi in più, di cui 480 milioni dall’innalzamento dell’aliquota di tassazione per i fondi pensione, pari a 340 milioni, e dall’incremento della tassazione della rivalutazione del Tfr, pari a 140 milioni».
PIÙ TASSE PER TUTTI?
Secondo i dati Cgil, a Reggio Emilia sono circa 68mila i lavoratori che hanno il proprio Tfr in azienda. A questi, si aggiungono altri 50mila lavoratori che hanno una previdenza integrativa. Due categorie che, secondo i numeri analizzati da Soragni, andranno comunque incontro comunque ad un peggioramento della propria condizione.
«Anche se il lavoratore non deciderà di versare il Tfr in busta paga – spiega il sindacalista – con la Legge di Stabilità avrà comunque una tassazione sfavorevole rispetto all’alternativa di lasciarlo accantonato in azienda o in un Fondo pensione. In ogni caso, inoltre, lo Stato aumenterà la tassazione sulla rivalutazione del Tfr sia che rimanga in azienda, sia che venga trasferito a una forma di previdenza integrativa. Nei Fondi pensione, infine, il prelievo avverrà applicando la retroattività della tassazione dal primo gennaio 2014, in spregio allo Statuto del Contribuente che la vieta. In sostanza si tratta di una patrimoniale sul Tfr, che è un risparmio con finalità assistenziali e previdenziali».
I CONTI IN TASCA.
È la stessa Cgil a realizzare alcune proiezioni degli scenari futuri, che prevedrebbero un aumento della tassazione sui fondi pensione dall’11,50% al 20%. Per il Tfr accantonato in azienda, invece, la tassazione passerà dall’11% al 17%.
«Su un risparmio ipotetico versato in un fondo pensione di 40mila euro e con un rendimento del 3%, si verseranno 102 euro all’anno in più allo Stato – afferma Soragni – Per il Tfr accantonato in azienda, ipotizzando una liquidazione di 20mila euro e un rendimento del 3%, si tratta di altri 41 euro all’anno di maggiore prelievo». Numeri che fanno da contraltare a quelli illustrati dal governo, che ha stimato in un centinaio di euro al mese l’aumento delle entrate in busta paga per stipendi netti di circa 1.300 euro, da aggiungere agli 80 euro di bonus già introdotti dal maggio scorso.
ALLARME ISEE.
«Se si sceglierà di integrare la retribuzione tramite il Tfr - aggiunge Soragni – non solo la tassazione avverrà secondo l'aliquota ordinaria, che è più elevata di quella con la quale sono tassati attualmente quelli mantenuti in azienda, ma inciderà sfavorevolmente anche sulle detrazioni, gli assegni famigliari e l'Isee, traducendosi in questo modo in condizioni ulteriormente sfavorevoli anche per quei servizi per i quali sono previste le autocertificazioni».
È per questo motivo che dalla Cgil lanciano l’allarme, annunciando mobilitazioni contro il provvedimento: « Più che favorire l’aumento dei consumi - conclude il sindacalista – l’unica cosa certa della Legge di Stabilità è che aumenta le tasse per i lavoratori. Una piccola patrimoniale, insomma, ma solo sulla retribuzione differita e sul risparmio assistenziale e previdenziale dei lavoratori».
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