Gazzetta di Reggio

Reggio

«Uscì dall’auto e mi bastonò a sangue»

di Tiziano Soresina
«Uscì dall’auto e mi bastonò a sangue»

Boretto: operaio a processo per le botte al 65enne che voleva aiutare la figlia e l’ex dell’uomo. La difesa: «Non andò così»

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BORETTO. La saga delle bastonate è approdata ieri in tribunale a Reggio e una delle cose certe – al momento emerse nel processo – è che due protagonisti di questa storia violenta (che si rifà all’8 settembre 2012) per le botte erano finiti al pronto soccorso dell’ospedale di Guastalla. Un’altra certezza è che quella sera l’operaio 40enne Renzo Villani aveva tempestato di telefonate ed sms minacciosi l’ex fidanzata 35enne che si trovava in via Don Pasquino Borghi, a casa di un’amica: lei non voleva incontrarlo e lui se l’era presa anche con l’amica, ritenendola la causa del rapporto sentimentale andato in frantumi. L’operaio borettese – ieri non presente in aula, comunque rappresentato dall’avvocato difensore Nicola Nardomarino – è accusato dal pm Isabella Chiesi di minacce ma anche di lesioni e il perché spunta presto in udienza. Si tratta di bastonate, come ha raccontato il 65enne che si è costituito parte civile tramite l’avvocatessa Vera Sala.

«Quell’uomo – ha spiegato la parte lesa – era giunto in auto fin sotto il condominio di mia figlia che, impaurita, mi ha chiamato. Abito di fianco e sono intervenuto subito, ma non ho fatto in tempo ad avvicinarmi all’auto di Villani che lui è uscito di scatto, colpendomi con la portiera. Aveva in mano un manganello e mi ha colpito subito, senza dire una parola...».

E qui la testimonianza del 65enne si fa drammatica: «Con quel manganello mi ha colpito in fronte, al braccio e in altri parti del corpo, il sangue mi grondava sugli occhi. Mi sono difeso con le mani come ho potuto. Ad un certo punto Villani ha tirato anche fuori un coltello a serramanico». Il tutto è accaduto sotto gli occhi della figlia 40enne, scesa nel frattempo in strada e che si è tenuta a distanza, temendo di prenderle anche lei. Come ha testimoniato la stessa 40enne, una volta tamponate in casa le ferite sanguinanti, ha accompagnato il padre in ospedale, non prima d’aver allertato i carabinieri. L’ex fidanzata aveva messo in “viva voce” le telefonate che stava ricevendo da Villani e l’amica aveva sentito con le sue orecchie le minacce rivolte ad entrambe: «Mi dava la colpa perché era stato lasciato – ha concluso la 40enne – e diceva che ci avrebbe buttato giù dall’argine». L’ex fidanzata era rimasta in casa e ha detto – sempre in aula – di non aver visto nulla di quanto accaduto, rimarcando però che qualche mese prima Villani, all’ennesima lite, l’aveva picchiata ed era stata costretta a farsi medicare al pronto soccorso. L’imputato sarà sentito nella prossima “puntata” del processo – a metà gennaio – comunque a fine udienza il difensore ha dato, ai cronisti, una versione ben diversa di quanto accaduto: «Il 65enne si era diretto verso l’auto armato di un bastone di un metro e mezzo, danneggiando subito la macchina per poi aprire la portiera per fare uscire Villani che si è solo difeso. E’ stato colpito più volte, ritrovandosi con due costole rotte, poi medicate al pronto soccorso». Sarà il giudice Silvia Semprini a stabilire dove sta la verità.

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