«Settore vitivinicolo, serve un’alleanza con Francia e Spagna»
L’Alleanza delle Cooperative si è riunita ad Arceto «Solo così potremo difenderci dai mercati emergenti»
SCANDIANO. Ieri mattina in terra reggiana è stato ufficialmente posto sul tavolo della discussione la necessità di instaurare una possibile e necessaria collaborazione fra la cooperazione del settore vitivinicolo nazionale e quelle spagnola e francese.
L'opportunità è emersa nel corso della prima assemblea del settore vitivinicolo di Alleanza delle Cooperative Italiane, il coordinamento nazionale costituito dalle associazioni della cooperazione Agci, Confcooperative e Legacoop, che ha visto l’amichevole partecipazione di due illustri esponenti di grandi cooperative viticole dei paesi europei che sono i nostri più significativi colleghi-concorrenti. Un ingrediente che ha reso particolarmente costruttiva la due giorni di lavoro per il settore, una alla Cantina Pedemontana di Formigine e quella conclusiva allo stabilimento di Arceto di Emilia Wine, nel corso della quale sono stati toccati temi vitali per il comparto.
Negli ultimi 13 anni l'Italia ha conosciuto una forte staticità di produzione e consumi ma un incremento dell'export del 70%. Parallelamente stiamo assistendo ad una grande espansione produttiva da parte dei paesi viticoli emergenti come il Cile, la Cina, il Sud Africa e l'Australia. Concorrenza nei confronti delle quali non esistono nemmeno controlli sulla resa produttiva per ettaro ma anche sulla tracciabilità produttiva. Secondo lo Spagnolo Angel Villafranca l'Italia, la Francia e la Spagna sono i principali produttori di vino d' Europa con volumi di prodotto analoghi e tali da imporre di iniziare urgentemente a collaborare. «I vini francesi hanno prezzi troppo elevati - scandisce lo spagnolo - e tali da rischiare di restare invenduti, quelli italiani, di fascia mediana, rischiano invece di doversi adeguare a quelli spagnoli che sono troppo bassi». La chiacchierata fra colleghi che si sono ritrovati con le stesse problematiche, anche politiche, ha messo in evidenza la necessità di dar vita a collaborazioni urgenti ed indispensabili a salvaguardare la viticoltura europea. Per fare questo servono gruppi di commercializzazione forti che possono scaturire proprio dalla forze della cooperazione e dalla costituzione delle Op, organizzazioni professionali, che sono lo strumento di lavoro previsto dall'Unione Europea. «Queste - è lo stesso Di Genova del Ministero delle Politiche Agricole a sottolinearlo - per essere efficaci, dovranno avere la disponibilità del prodotto per potere gestire la domanda e l'offerta e soprattutto i prezzi».
Un ulteriore problema emerso nel corso dell'assemblea è quello relativo ai diritti di reimpianto che dal primo gennaio 2016 verranno trasformati in autorizzazioni alla coltivazione. Un sistema che rischia di far perdere al nostro paese l'1,7% di superfice viticola ogni anno. «Per quanto ci riguarda - ha sottolineato l'assessore regionale Rabboni - faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per portare sul tavolo delle trattative le esigenze dei produttori».
Claudio Corradi
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