Blitz, il pentito Cortese “parlerà” dei Sarcone
Il collaboratore di giustizia sarà sentito anche su un delitto avvenuto nel 1993. La Corte intende valutare insieme maxi blocco dei beni e sorveglianza speciale
REGGIO EMILIA. Il maxi sequestro dei beni (in Italia e in Lituania) nonché la richiesta di sorveglianza speciale – con nel mirino sempre i quattro fratelli Sarcone (ieri per la prima volta presenti in udienza ad eccezione di Carmine) – verranno valutati insieme, come hanno deciso i tre giudici che compongono la Corte.
Ma l’aspetto più interessante emerso da quest’ultima udienza – tenutasi nel tardo pomeriggio con la solita “blindatura” di forze dell’ordine e durata circa un’ora – è che il pm antimafia Francesco Caleca ha chiesto ed ottenuto (nel contesto della discussione sulla sorveglianza speciale) che venga sentito il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese: avrebbe parecchie cose da dire sui fratelli Sarcone relativamente a fatti marchiati ’ndrangheta, in specifico l’omicidio di Antonio Villirillo (abitava a Reggio ma vene ucciso nel ’93 in Calabria da un vero e proprio gruppo di fuoco). L’obiettivo del pm antimafia è dimostrare la contiguità della famiglia Sarcone con il clan Grande Aracri.
A questa richiesta di testimonianza si è opposto il pool difensivo (gli avvocati Gianluca Tirelli, Giuseppe Migale Ranieri, Ettore Grenci, Luigi Colacino, Gianluca Malavasi e Giovanni Trombini), ma la Corte (presieduta da Francesco Maria Caruso, giudici a latere Cristina Beretti ed Andrea Rat) è stata di diverso avviso.
Sempre in ottica-sorveglianza speciale, il pubblico ministero Caleca ha depositato la documentazione su un’indagine – per usura – fatta in Toscana nei confronti di Gianluigi Sarcone, ma chiusasi l’anno scorso con l’archiviazione.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.10219207:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.10219207:1649445402/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
E’ stato anche formalmente nominato il perito (Nicola Filippo Fontanesi) che dovrà esaminare il corposissimo “tasto” patrimoniale che con il recente sequestro di beni in Lituania (ad opera di un’indagine congiunta polizia-finanza di Reggio, coordinata dalla Dda di Bologna) va ora ben oltre i 5 milioni di euro stimati al culmine del blocco dei beni effettuato il 24 settembre scorso. Nell'insieme alla famiglia Sarcone sono stati bloccati ville, appartamenti, ditte, capannoni, mezzi edili, auto, conti correnti e terreni.
Per l'Antimafia è un patrimonio marchiato 'ndrangheta. Lapidaria era stata la risposta dei Sarcone durante il blitz: «Quei beni sono il frutto del nostro sudore». I sequestri hanno coinvolto non solo i quattro fratelli, ma anche tre mogli e una compagna, la sorella e il figlio di Giuseppe Sarcone. Si tornerà in aula il 26 novembre per ulteriori richieste del pm antimafia e del pool difensivo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
